p. Alessandro Cortesi opSono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโIstituto Superiore di Scienze Religiose โsanta Caterina da Sienaโ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โGiorgio La Piraโ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ Firenze.
โNon ricordate piรน le cose passate, non pensate piรน alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia e non ve ne accorgete?โ
Il messaggio del profeta suggerisce di guardare ad unโopera di Dio come germoglio che apre a vita nuova in un tempo di violenza e desolazione. Nel tempo dellโesilio il profeta indica una novitร di piccoli germogli, come nel deserto questi segnano la gioia della vita che contrasta e vince lโariditร che sta attorno.
Il profeta annuncia una realtร nuova che porta a lasciarsi alle spalle la tragica esperienza dellโesilio. Invita a non lasciarsi imprigionare da cose passate, il ricordo della sofferenza, la distruzione di Gerusalemme, la devastazione del tempio, la deportazione verso i campi di Babilonia. Eโ annuncio di un nuovo esodo, cammino che rinnova lโesperienza di incontro con Dio vivente e liberatore, il passaggio da unโesperienza di morte e oppressione ad una vita e speranza nuove.
La pagina del vangelo, considerata da molti come non appartenente al IV vangelo ma inserita come parte aggiunta, testimonia un aspetto dellโagire di Gesรน e del suo sguardo verso chi รจ tenuto ai margini e condannato.
La vicenda รจ quella di una donna portata in mezzo perchรฉ sorpresa in adulterio. Eโ portata lei sola, donna, e posta nella condizione di chi non ha alcuna difesa e sottoposto alla condanna. La sua identitร รจ anonima, calpestata dal giudizio implacabile di maschi ipocriti: uomini che intendono di lapidarla ergendosi a detentori della moralitร e giudici della vita altrui. Gli accusatori si rivolgono a Gesรน con lโintendimento di presentargli un tranello e trovare motivo di accusa anche nei suoi confronti: lo interrogano infatti sulla questione se questa donna deve essere messa morte. Se egli prendeva posizione sulla liceitร o meno della lapidazione si sarebbe posto in contrasto con un sistema giuridico, quello ebraico da un lato โ perchรฉ essi leggevano nella legge di Mosรฉ la prescrizione di lapidare โ o con quello romano, perchรฉ solamente ai romani spettava il diritto di condanna a morte.
Gesรน non accetta questa provocazione e sceglie il silenzio. Eโ tuttavia un silenzio pesante e che reca con sรจ una provocazione. Eโ una reazione alla violenza non nei termini della violenza, ma nella nonviolenza attiva. Inizia scrivere con il dito per terra: รจ un atteggiamento enigmatico che cela forse un riferimento alla voce dei profeti: โSulla terra verrร scritto chi ti abbandona, perchรฉ hai abbandonato il Signore sorgente di acqua vivaโ (Ger 17,13). Cโรจ un adulterio profondo molto piรน grave di ogni mancanza di fedeltร umana, ed รจ abbandonare il Signore, scegliere le vie del potere religioso, del dominio e della violenza sugli altri al posto della fedeltร al Dio che vuole la liberazione dei suoi figli. Di fronte allโinsistenza di chi voleva una sua presa di posizione Gesรน non risponde alla loro questione ma ha parole che svelano lโipocrisia: โChi di voi รจ senza peccato scagli per primo la pietra contro di leiโ. Queste parole racchiudono una critica radicale nei confronti di chi si atteggia a giudice implacabile degli altri. โchinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciรฒ, se ne andarono uno per uno, cominciando dai piรน anzianiโ.
Il lento, silenzioso e progressivo andarsene di tutti i presenti, a cominciare dai piรน anziani, รจ momento sorprendente del racconto: questi uomini tronfi del loro potere sono smascherati nel loro preteso rigore che nasconde il grande peccato di tradire la fede dโIsraele. Il distaccarsi โuno per uno, cominciando dai piรน anziani fino agli ultimiโ, รจ una presa di congedo che lascia spazio solo al silenzio, in contrasto con lโagitarsi delle accuse e la violenza delle parola di accusa. La forza del silenzio di Gesรน manifesta la sua opposizione nonviolenta alla violenza in atto, che addossava su quella donna una colpa per affermare un potere religioso e maschile.
โRimase solo Gesรน con la donna lร nel mezzoโ: nel mezzo รจ indicazione non tanto della centralitร di uno spazio, ma simbolo di un essere di Gesรน nel mezzo della sua vita, nel profondo del suo cuore. La sua parola non condanna, รจ altra rispetto a tutto ciรฒ che rinchiude la vita e la schiaccia. Fa rinascere ed apre una novitร : ยซDonna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?ยป. Ed ella rispose: ยซNessuno, Signoreยป. E Gesรน disse: ยซNeanchโio ti condanno; vaโ e dโora in poi non peccare piรนยป.
Dopo che tutti se ne furono andati Gesรน rivolge alla donna un unico invito che รจ rivolto al futuro. Se cโรจ peccato รจ qualcosa che appartiene al passato: โdโora in poi non peccare piรน!โ. Queste parole recano con lor il, messaggio che il peccato รจ condizione che tutti coinvolge. Per questo รจ relativizzato di fronte alla possibilitร di un superamento ed alla novitร offerta da Dio liberatore. Se da un lato cโรจ il peccato quale esperienza che segna il cammino umano รจ piรน forte il dono di speranza e di apertura ad un futuro nuovo che viene dallo sguardo di Dio. Gesรน rende possibile questo nel suo stare lรฌ davanti alla donna, nellโoffrirle la sua presenza e il suo sguardo di bene: le apre possibilitร di un futuro che รจ giร cominciato.



