Padre Giulio Michelini – Commento al Vangelo del 13 Febbraio 2022

1007

Beatitudini e guai

Probabilmente non cโ€™รจ nessuna altra parte dei vangeli che sia stata sottoposta a tante interpretazioni diverse come il brano il discorso in pianura di Luca, meglio noto nella versione matteana del discorso della montagna.

Se ci concentriamo sulla versione lucana vediamo che le beatitudini di questo vangelo โ€“ diversamente da quelle di Matteo (Mt 5,3-11) โ€“ sono accompagnate da guai. Questi ultimi servono a spiegare le prime, le presuppongono e sono la loro controparte, cosicchรฉ le beatitudini sono poste su uno sfondo negativo e risaltano meglio. Cosa succede se estrapoliamo i guai dal contesto e li isoliamo? ยซGuai ai ricchi, guai a coloro che sono sazi, guai a chi rideโ€ฆยป. Se non fossero di Gesรน, potremmo pensare che queste parole vengono da chi condanna le ricchezze e i ricchi, o da chi non sa godersi la vita, che non riesce a gustare le gioie della tavola, o che non tollera che gli altri siano allegri e ridano. Soffermiamoci su questโ€™ultima idea: sarebbe terribile se avessimo in mente un cristianesimo โ€œtristeโ€. Al contrario, il cristianesimo รจ la religione della gioia, come anche papa Francesco ci ha ricordato, inserendo la parola gaudio nei suoi scritti magisteriali piรน importanti.

Beati senza condizioni.

Le beatitudini nellโ€™Antico Testamento โ€“ soprattutto nella letteratura sapienziale โ€“ sono quelle indicazioni, quei segnali, che vengono dati da Dio perchรฉ lโ€™uomo giunga al traguardo della felicitร : ยซbeato lโ€™uomo che non cammina in compagnia dei malvagi e nella strada dei peccatoriยป (Sal 1,1). Se si seguono le indicazioni, si sarร  felici; se si preferisce unโ€™altra strada, iniziano i guai. I โ€œguaiโ€ sono allora delle necessarie messe in guardia: non maledizioni, ma โ€œavvisiโ€, al modo di quelli che davano gli antichi profeti, circa il modo in cui il Regno lavora nel mondo.

Anche nel Nuovo Testamento si incontrano molte beatitudini: solo in Luca ne sono elencate quindici, due in piรน rispetto a Matteo. Nelle beatitudini del discorso della pianura o della montagna perรฒ โ€“ rispetto al Primo Testamento โ€“ vi รจ qualche significativa differenza. Gesรน non sembra porre condizioni alle beatitudini. Dichiara giร  felici coloro che sono in una determinata situazione, e non dice, ad esempio, โ€œsiate poveriโ€; si rivolge โ€“ dichiarandolo beato โ€“ a chi povero giร  lo รจ. ยซIl macarismo di Gesรน non formula nessun comportamento previo come condizione per essere dichiarato beatoยป (Rossรฉ). La differenza di senso รจ importante. Gesรน annuncia sรฌ una felicitร , ma una felicitร  paradossale, che cโ€™รจ, ma รจ difficile da cogliere subito, a prima vista, con gli โ€œocchiโ€ del mondo. Le beatitudini, per Gesรน, come i guai, non sono innanzitutto un invito ad unโ€™etica da mettere in pratica: sono lโ€™annuncio di una novitร , un modo nuovo di vivere la vita e di pensarla, perchรฉ tutto รจ visto in rapporto a Dio, cioรจ al suo Regno.

Gli occhi della fede. Come riuscire a vedere le beatitudini nei poveri, negli indigenti, nei sofferenti, nei perseguitati? O meglio ancora: come possiamo anche noi, nelle nostre personali povertร , nelle nostre sofferenze, ecc., riconoscerci beati? Cosa permette di leggere una situazione e di giudicarla come benedetta e non una maledizione, una disgrazia? La beatitudine โ€œfunzionaโ€ solo per chi ha fede. Lo sguardo di fede salva la nostra vita. Per usare unโ€™immagine molto importante per la teologia della rivelazione, potremmo dire che servono gli occhi della fede (P. Rousselot, Les yeux de la foi, 1910; trad. it. Gli occhi della fede, Milano 1974). Nella fede cโ€™รจ la possibilitร  di vedere in un modo diverso. La fede rende capaci gli occhi di cogliere ciรฒ che altrimenti rimane sotto la superficie. Rousselot scriveva che come un detective cerca nella realtร  quegli indizi che lo portano a trovare la soluzione al suo problema, allo stesso modo il credente puรฒ, in forza della grazia, riconoscere quei segni che Dio pone nella sua vita. Senza la grazia si vede il fallimento, la morte, la fame, la disperazione. Con la fede si vede in essi, nonostante tutto, la presenza di Dio. รˆ allora chiaro perchรฉ Gesรน non pone condizioni allโ€™essere beati. Solo una รจ la condizione previa: credere alla sua Parola.

La beatitudine dellโ€™ascolto. Ecco forse perchรฉ Luca ci trasmette โ€“ lui solo โ€“ la beatitudine degli ascoltatori della Parola, in Lc 11,28: ยซBeati coloro che ascoltano la parola di Dio e la custodisconoยป. รˆ lโ€™unico modo per accorgersi della beatitudine nelle varie situazioni della vita: ascoltare e custodire la parola e i segni di Dio, come Maria per prima ha fatto.

Poveri, indigenti, nella sofferenza, perseguitati. Il primo paradosso, la prima beatitudine dellโ€™elenco, sia in Luca sia in Matteo, รจ lโ€™annuncio della felicitร  ai poveri, che quindi diventano โ€“ anzi, lo sono giร  โ€“ i primi destinatari del Regno. La vera povertร  non รจ lโ€™indigenza o la miseria, ma lo stato di chi, come gli anawim del Primo Testamento, sono capaci di accogliere Dio perchรฉ sanno di non avere nulla e di attendersi tutto da lui. Guai ai ricchi, invece, dice Gesรน, quando sono schiavi delle ricchezze, perchรฉ ripongono in esse la sicurezza della vita e ritengono che il loro essere dipenda dallโ€™avere (cf. Lc 12,15).

Vedere la beatitudine nella povertร  e nella fame non ci lascia comunque tranquilli o senza dolore. La fede, la fiducia in Dio, come scrive il Manzoni, non basta a tenere lontani i problemi: piuttosto ยซli raddolcisce, e li rende utili per una vita miglioreยป. Ma quando vediamo lโ€™altro nel bisogno, ci dobbiamo sempre domandare perchรฉ: quelli che oggi hanno fame e piangono, probabilmente lo sono anche a causa di coloro che ora sono saziati e ridono.

Fonte