Senza identitร . Una malattia del nostro tempo
Una delle grandi malattie del nostro tempo รจ la mancanza di prospettive. Non sappiamo che cosa vogliamo veramente. Si รจ spento allโimprovviso lโuniverso delle cose in cui credere. Il sintomo di questa malattia รจ la mancanza di identitร , la difficoltร sempre piรน diffusa in tanti ambiti della vita, sia personale che sociale, di rispondere alla domanda fondamentale: chi sono? Allโinizio del Novecento Thomas Mann aveva descritto questo tipo di persona nel suo romanzo La montagna incantata, dove il protagonista, che non a caso si chiama Hans, cioรจ un nome qualunque, va a trovare il cugino in un sanatorio in Svizzera e, benchรฉ in buona salute, vi resterร per sette anni. Quel sanatorio diventa la metafora di un mondo malato. Lo stesso Hans accuserร una febbriciattola non grave, ma mai assente, come immagine dellโuomo che non si decide mai.
Al contrario, le letture di oggi ci spingono proprio a rispondere a questa domanda: chi voglio essere? Chi vogliamo essere?
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Ricostruire lโidentitร
Il testo di Neemia puรฒ essere riletto infatti come il cammino di un popolo alla ricerca di unโidentitร . Siamo nellโepoca del ritorno dallโesilio. Un momento comunque tragico, perchรฉ si tratta di gente che si ritrova non solo davanti alle macerie fisiche della propria cittร , ma anche alla distruzione della propria storia. Non ci sono piรน i luoghi fondamentali, come il Tempio, in cui rivedere la propria identitร , non ci sono piรน quelle istituzioni che costituivano lโimpalcatura della societร .
Esdra e Neemia sono due personaggi che hanno contribuito a questa ricostruzione dellโidentitร di Israele. Questo cammino era iniziato con la ricostruzione del Tempio perchรฉ il punto di partenza doveva essere la ricostruzione della relazione con Dio. Il passo successivo lo ritroviamo proprio nel testo che leggiamo in questa domenica ovvero la restituzione del dono della Legge, cioรจ di un criterio intorno al quale ritrovarsi come comunitร . Il terzo passo sarร la ricostruzione delle mura, cioรจ la ridefinizione del confine dellโidentitร .ย
Per tante ragioni, anche oggi ci ritroviamo davanti alle macerie e, come il popolo tornato dallโesilio, possiamo forse essere scoraggiati. Occorre certamente darsi da fare, ma prima ancora abbiamo bisogno di ritrovarci, di capire cioรจ chi siamo e chi vogliamo essere. Il cammino di Israele partirร infatti dalla memoria, dalla rievocazione di quello che Dio ha compiuto. ร da quella memoria che riceve luce sulla sua attuale identitร .
Chi voglio essere?
Nel Vangelo di questa domenica Gesรน risponde personalmente a questa domanda: chi sono? che tipo di Messia voglio essere? Troviamo infatti in questo testo lโincipit di una sorta di omelia o di un commento al brano del profeta Isaia che Gesรน stesso aveva letto, cosรฌ come ogni israelita era invitato a fare. Gesรน trasforma quellโoccasione nella proposta di un discorso programmatico, siamo infatti allโinizio del suo ministero.
A ben guardare perรฒ, nei versetti precedenti, Gesรน ha giร manifestato con le sue scelte che tipo di messia vuole essere. I versetti che precedono infatti ci hanno presentato le tentazioni di Gesรน nel deserto: ย Gesรน ha rifiutato di trasformare le pietre in pane, sebbene avesse legittimamente fame dopo quaranta giorni di digiuno, sebbene non ci fosse nulla di male. Quel rifiuto รจ motivato proprio dal suo desiderio di esercitare il suo potere non per interesse personale, ma per gli altri.
Nel deserto, Gesรน sceglie di non inginocchiarsi davanti alla logica del diavolo che gli offre tutti i regni della terra, dove Gesรน avrebbe potuto portare avanti i suoi progetti di bene, passando perรฒ attraverso la logica del diavolo. Molte volte anche noi, con il pretesto che รจ a fin di bene, portiamo avanti i nostri progetti alleandoci con logiche ingiuste, scorrette e demoniache.
E infine Gesรน si rifiuta di gettarsi dal pinnacolo del tempio, resistendo alle lusinghe del diavolo che lo invita ad approfittare della sua relazione con il Padre. Gesรน perรฒ non ha bisogno di verificare lโamore che il Padre ha per lui.
Parole o chiacchiere?
Il progetto, il discorso programmatico, non rimane per Gesรน chiacchiera vuota. Purtroppo siamo abituati a sentire parole che rimangono solo proclami, non solo nella vita pubblica, ma anche nelle nostre relazioni private: molti ti amo alla fine si rivelano solo chiacchiere. La parola di Gesรน invece รจ una parola vera perchรฉ si compie, anzi non chiede neppure tempo, perchรฉ si compie oggi, รจ vera nel momento in cui viene detta.
Nel caso specifico si tratta di parole pronunciate nel luogo piรน ostile, cioรจ nella propria terra. Il coraggio di Gesรน consiste dunque anche nel pronunciare quel discorso programmatico nei luoghi che per lui sono piรน familiari, quelli in cui รจ cresciuto. Molte volte chi ci conosce non รจ piรน disposto a lascarsi sorprendere. Diamo per scontato. Ma forse oggi siamo proprio noi i familiari di Gesรน che non sono piรน disposti ad ascoltarlo. Forse presumiamo di conoscerlo giร , forse non siamo piรน disposti a lasciarci sorprendere da lui, forse non siamo piรน disposti a credere che la sua parola possa veramente compiersi anche per noi.
Leggersi dentro
- Hai in te la chiarezza su quale tipo di persona vuoi essere?
- Le tue scelte, le tue azioni, sono coerenti con le tue parole?

Fonte



