Il commento al Vangelo della domenica a cura di don Mauro Pozzi parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista, Novara.
SOLLIEVO
Essere intelligenti e sapienti รจ una dote, ma puรฒ diventare un ostacolo se si fa troppo affidamento sulle proprie conoscenze e sui propri mezzi. Credere non รจ una prerogativa degli sprovveduti. Abbiamo molti esempi di scienziati o di grandi pensatori credenti. Pochi anni fa รจ stato beatificato Antonio Rosmini, il quale era certamente una mente superiore, basti pensare che ha scritto molte decine di opere filosofiche e teologiche. Egli si prefiggeva addirittura di avvicinare alla fede nutrendo la ragione e lโintelligenza degli uomini. Grandi scienziati come Wernher von Braun, il padre dei missili americani, o il nostro Guglielmo Marconi e molti altri erano credenti e si interessavano del rapporto tra scienza e fede. Ci sono allo stesso modo filosofi e uomini di scienza invece che hanno scritto contro la religione. Odifreddi o Vacca, matematici del nostro tempo, sono tra questi. Il primo addirittura afferma che senza la religione si vivrebbe meglio. Perchรฉ questa differenza? In realtร sia gli uni che gli altri hanno una fede: in Dio i primi, nella loro scienza e intelligenza i secondi. Ecco che cosa allontana da Dio, credere di poter sapere e dominare tutto. ร lโatteggiamento di chi pensa di essere grande e confida solo sulle sue forze. Il Maestro invece ci invita a sentirci piccoli. Anche se lโuomo ha fatto grandi conquiste con la sua intelligenza, resta pur sempre un essere meschino. Basta pensare a quanto รจ grande lโuniverso e quanto รจ vecchio. Cosโรจ il nostro metro e rotti di altezza in confronto ai miliardi di anni luce che separano le stelle? Cosa sono i nostri ottanta o cento anni di vita in confronto ai miliardi di anni del cosmo? Noi abbiamo aerei, astronavi, siamo grandi costruttori, ma basta un terremoto, un tifone o qualunque cataclisma per metterci subito in ginocchio. Di fronte a queste cose non cโรจ scienza o tecnologia che tenga. Il recente terremoto in Giappone e lโincidente alla centrale nucleare di Fukushima ne sono un esempio recente. Toccare con mano la nostra fragilitร ci riporta coi piedi sulla terra. Lโuomo non si รจ fatto da solo e non deve credere di bastare a sรฉ stesso. Dunque avere coscienza della propria piccolezza vuol dire confidare in Dio e non in sรฉ stessi. Quando invece crediamo che tutto dipenda da noi siamo schiacciati dalle preoccupazioni e il futuro non puรฒ che farci paura. Gesรน invece ci invita a gettarci nelle sue braccia, come fanno i bambini, cioรจ i piccoli, che si affidano in tutto ai loro genitori. Io vi ristorerรฒ. ร un meraviglioso sollievo per le nostre ferite. Fidiamoci della Provvidenza!
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