In questa 29.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci propone il passo del Vangelo in cui Gesรน, per spiegare la necessitร di pregare sempre, senza stancarsi mai, racconta la parabola del giudice disonesto interpellato da una vedova che chiede giustizia. Il giudice, pur non temendo Dio, accontenta la vedova per non essere piรน importunato. Gesรน conclude:
โE Dio non farร forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farร forse aspettare a lungo? Io vi dico che farร loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dellโuomo, quando verrร , troverร la fede sulla terra?โ.
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano, padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Universitร Gregoriana:
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Oggi nella parabola cโรจ di scena un magistrato arrogante che si crede libero di fare come gli pare e di fronte a lui sta una povera vedova, che ha solo il coraggio della disperazione. Un braccio di ferro reciproco fra il giudice spavaldo e lโemblema della debolezza: eppure alla fine la donna con la sua insistenza, certa del suo diritto, lo costringe a piegarsi e a pronunciare la sentenza giusta. Certo, รจ un poโ imbarazzante sentire che Dio รจ paragonato a questo giudice cinico. Ma il vero senso della parabola รจ tuttโaltro: รจ la perseveranza, la costanza e la fedeltร nella preghiera. Frutto di una fiducia certa nella bontร di Dio: perchรฉ anche se allโapparenza il cielo รจ chiuso e nessuno viene in soccorso, Dio non mancherร di soccorrere al momento che lui giudica opportuno. La sua paternitร non รจ arroganza, ma benevolenza e vicinanza. Ma non confondiamo esaudimento con risposta automatica ad ogni nostra richiesta. Perchรฉ spesso le nostre richieste sono anche infantili e meschine. La fede non si deve confondere con la pretesa di grazie e miracoli a cascata. Fede e preghiera si fondano su un rapporto fiducioso con Colui che sappiamo che ci ama.
Fonte: RadioVaticana
