p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 4 Aprile 2021

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Tante domande

La vita ci mette davanti a tanti interrogativi: perché una persona a cui abbiamo voluto bene arriva a tradirci? Perché l’esistenza di una persona cara può finire improvvisamente lasciandoci nella disperazione? Perché l’umanità si trova ad affrontare una tempesta che sembra non finire mai? Sono alcuni degli interrogativi che probabilmente abitano prima o poi il cuore di tutti noi. E quando il cuore è appesantito, si blocca. Non riesce più a sperare. Facciamo fatica a fidarci persino di Dio e non riusciamo più a riconoscere i segni della sua presenza.

Discepoli increduli

Il testo del Vangelo di Giovanni che la liturgia ci propone nella domenica di Pasqua è il primo di una serie di episodi nei quali incontreremo proprio l’incredulità dei discepoli. La fede è un percorso faticoso, perché si tratta di lasciarci guarire dalle ferite della sfiducia, dalle ferite generate dai nostri tradimenti, dalle ferite della delusione. I discepoli non arrivano subito a credere, ma avranno bisogno di fare un cammino. E questo cammino, come vediamo già in questa domenica, non sarà uguale per tutti, ma ciascuno, a partire dalla propria storia e dalla propria situazione, percorrerà la sua strada, un itinerario di domande e di scoperte fino a diventare testimoni. È importante infatti leggere il testo degli Atti degli apostoli, che cominciamo ad ascoltare in questa domenica, proprio come frutto di quel cammino che i discepoli hanno intrapreso a partire da questa domenica di Pasqua.

Vediamo dunque come il testo della liturgia di oggi comincia a presentare itinerari diversi per ciascun discepolo.

Cercare nella notte

Maria di Magdala è colei che ha il coraggio di lanciarsi nel buio. Si tratta di un’immagine che evoca la figura della sposa del Cantico dei Cantici, quella sposa che prima ha esitato, non ha voluto aprire allo sposo per non sporcarsi i piedi, e poi invece si lancia nella notte alla ricerca dello sposo seguendo il suo profumo, quel profumo che lo sposo ha lasciato sul chiavistello della porta cercando di entrare.

Maria è anche colei che ha probabilmente vegliato tutta la notte, aspettando il primo momento utile per ripartire. D’altra parte però il cuore di Maria sembra anche un cuore rassegnato, senza speranza: va al sepolcro cercando ancora un morto. E quando vede che la pietra è stata rotolata dal sepolcro, il suo cuore non è riempito di gioia, ma di disperazione, perché pensa solo al fatto che adesso non avrà più un corpo su cui fare il lamento. Non è che forse noi credenti siamo rimasti lì? Non è che forse la fede è diventata per noi un’occasione di pianto e di rassegnazione piuttosto che un motivo di gioia e di speranza? Chi è Gesù per noi: un morto su cui fare il lamento o il risorto da annunciare?

Ti capiamo Maria: il tuo cuore era così segnato dal dolore della sconfitta, della perdita dell’amato, dal dolore del tradimento degli uomini, che è difficile tornare a sperare ancora. Il nostro cuore tende a rassegnarsi perché ha paura di restare nuovamente deluso.

Sebbene sia ancora un annuncio incompleto, impreciso, vago, sta di fatto che è proprio Maria a portare la notizia del sepolcro vuoto: il corpo di Gesù non c’è. Questa notizia effettivamente mette in moto i discepoli. Corrono, vanno a vedere. Non si tratta di un’evidenza, di una spiegazione, ma di una situazione che semplicemente solleva delle domande. Il sepolcro vuoto non è una risposta, ma un interrogativo. Abbiamo bisogno di cercare. Ancora una volta, proprio come lo sposo del Cantico dei Cantici, Gesù si lascia cercare, chiede a ciascuno di noi di intraprendere un cammino, mossi dal desiderio o dall’inquietudine, per arrivare a incontrarlo.

Stanchezza e fiducia

Pietro e il discepolo che Gesù amava corrono, perché nonostante i dubbi e le debolezze, il loro cuore non ha mai smesso di desiderare di incontrare di nuovo il maestro. Pietro e l’altro discepolo sono espressione di altri modi di cercare il Signore. Pietro è l’immagine di una fede stanca, una fede che vorrebbe correre, ma non ci riesce. È una fede segnata dal tradimento e che, proprio per questo, ha bisogno ancora di percorrere un cammino di riconciliazione. Pietro è l’immagine della fede che ha bisogno di essere guarita dall’amore del Signore.

Al contrario, il discepolo che ha fatto l’esperienza di sentirsi amato, che non si è allontanato dalla croce, è capace di correre. È immagine di una fede giovane, una fede innamorata. Questo discepolo intravvede, non entra, intuisce, ma questo gli basta per credere. Quando vogliamo bene a una persona non abbiamo bisogno di fare tante domande per capire quello che sta vivendo. Pietro invece, pur vedendo, non crede ancora. Il discepolo che Gesù ama non ha bisogno di comprendere per credere, a differenza di Pietro che cerca delle risposte per poter riconoscere la verità di quello che vede.

Il nostro percorso

Non importa quale sia stato o quale sia il tuo percorso, l’importante è cercare per arrivare all’incontro con lo Sposo, all’incontro con Colui dal quale ci sentiamo amati per diventare suoi testimoni. La Pasqua dunque non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Ovunque tu sia nelle tua vita, comincia a cercare, non stancarti, non perderti d’animo. Guarda quello che oggi il Signore mette nella tua vita e lasciati guidare dal profumo che ha lasciato sulla porta del tuo cuore.

Leggersi dentro  

  • In che modo stai cercando oggi il Signore nella tua vita?
  • Come definiresti oggi la tua fede?

P. Gaetano Piccolo S.I.
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