Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 6 Dicembre 2020

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Proseguendo con la seconda tappa del percorso dell’Avvento, la liturgia di questa domenica propone alla nostra riflessione la prima pagina del Vangelo di Marco, quello che secondo gli studiosi sarebbe il più antico dei quattro. Questi primi versetti presentano un titolo che l’evangelista stesso ha collocato: è il principio (archè) della buona notizia di Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Gli antichi filosofi greci si erano interessati all’archè di tutte le cose, al principio primo da cui tutto derivava e lo avevano individuato in vari elementi (acqua, aria, fuoco etc).

Marco in questa pagina presenta il principio del Vangelo di Cristo, la buona novella del Regno, come un nuovo inizio della storia della salvezza e di quella di tutta l’umanità. E’ la nuova creazione, il passaggio dalle figure alla verità, dalla preparazione al compimento. Per dimostrare questo, l’Evangelista riprende un oracolo del profeta Isaia, composto nella fase dell’esilio del popolo di Israele in Babilonia, in cui si descrive la figura del profeta stesso inviato per preparare le vie di Dio e riaprire la speranza del ritorno alla terra promessa.

Quell’antico oracolo, secondo la visione teologica di Marco, trova il suo compimento nella persona di Giovanni il Battista, il precursore di Cristo, che battezzava nel deserto e predicava un lavacro di conversione. Il passaggio al tempo messianico, infatti, quello di Cristo, richiede che i cuori siano ben disposti ad accoglierlo, mediante la conversione, il cambiamento di mentalità e di vita (metànoia) e il conseguente perdono dei peccati. Giovanni con la sua parola franca, autorevole ed essenziale, attira le folle. Non vende ciarle o illusioni, come tanti continuano a fare ancora oggi, ma è un vero profeta, il cui messaggio proclamato è in profonda armonia con la sua vita sobria e austera.

La sua coerenza e testimonianza attraggono, affascinano e invitano al pentimento, perché hanno il sapore della verità e dell’essenzialità. Egli ha la chiara consapevolezza che la sua missione non è finalizzata alla sua affermazione, ma a quella di un altro. Sa di essere uno strumento del Regno e il porta-parola di un messaggio più grande di lui. Possiede la ferma convinzione che il suo passaggio nel mondo funzionerà nella misura in cui saprà eclissarsi di fronte a Colui che è più forte di lui, il Cristo, verso il quale egli non si ritiene degno neanche di svolgere la mansione tipica dei servi, quella di sciogliere i legacci dei sandali.

La sua opera preparatoria troverà compimento nel ministero del Figlio di Dio, che offrirà a tutti il dono dello Spirito, realizzando la trasformazione definitiva del popolo nella comunità della Nuova Alleanza. Giovanni il Battista con la sua vita e il suo messaggio, in questo tempo di Avvento, viene a ricordarci che il vero protagonista della storia e della salvezza è sempre e solo Cristo e che ciascuno di noi, per quanto abbia un ruolo importante assegnatogli dalla Provvidenza, rimane sempre un servitore del Regno. Giovanni ci insegna a condurre i fratelli a Cristo con la nostra testimonianza di fede umile, discreta e decisa, piuttosto che attrarli a noi stessi con quella seduzione maldestramente egocentrica, spesso anche mascherata da ottimi sentimenti religiosi.


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