Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 4 Ottobre 2020

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Rivolgendosi di nuovo agli “addetti ai lavori” del popolo di Israele, Gesù nel Vangelo di questa domenica paragona la storia della salvezza alla vicenda di una preziosa vigna, accuratamente piantata e minuziosamente curata dal padrone per renderla maggiormente produttiva, dotandola di un torchio, assicurandola con una siepe di protezione ed un’alta torre contro le insidie dei nemici. Il padrone la affida a qualcuno che dovrà lavorarla per lui. Fuori di metafora, Dio è colui che ha costituito il suo popolo come vigna eletta perché porti frutto, riempiendolo di cure e attenzioni e affidandolo a coloro che dovevano farlo fruttificare.

I vignaioli, però, quando si è trattato di dover rendere conto, invece di accogliere di buon grado gli inviati di Dio, li hanno rifiutati e addirittura eliminati ogni volta. È stata proprio questa la sorte dei tanti profeti e testimoni da Lui inviati perché venissero fuori i frutti sperati nella vigna di Israele. Anziché di essere accolti con benevolenza e affetto, sono stati rifiutati e perseguitati. Come ultimo tentativo il padrone ha mandato il Figlio, con la speranza che avrebbero accolto ed ascoltato almeno lui, ma la sua sorte è stata ancora peggiore: lo hanno miseramente massacrato fuori della vigna. È quello che è accaduto a Gesù stesso, l’Inviato del Padre, rifiutato e disprezzato dai capi di Israele. San Giovanni nel prologo al suo Vangelo descrive bene questo mistero del rifiuto di Gesù: “Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,10-11).

Ma questo rifiuto di Gesù è soltanto la descrizione di un fatto del passato? A ben vedere, esso può diventare attualità anche per il nuovo Israele, la Chiesa, a cui dopo il rifiuto del popolo eletto, è passato il testimone della vigna. Anche la Chiesa corre sempre il serio rischio di poter rifiutare Gesù! In tante vicende della storia questo è accaduto e purtroppo continua ad accadere, ad esempio quando ci si lascia guidare più da criteri e aspettative mondani, si cerca di piacere al mondo anziché a Lui, oppure quando si scelgono idoli al posto della sua Persona viva e vera. Anche la nostra storia personale, per il grandioso dono della libertà che Dio ci ha affidato, potrebbe configurarsi come un rifiuto delle visite e degli inviti di tanti messaggeri di Dio e persino del Figlio stesso.

Dio ci ha creati e ci ha dato tutto per amore, specialmente il grande dono della libertà, che può farci essere figli nel Figlio, se lo accogliamo, ma può anche portarci al rifiuto, se decidiamo così. Apriamo il nostro cuore e la nostra mente a Dio ogni volta che ci visita in modi diversi e misteriosi con ispirazioni interiori, incontri e fatti della nostra quotidianità. Nonostante la sua infinita potenza e misericordia, Dio per amore ha deciso di prendere sul serio la nostra libertà. Ci ha creati come suoi interlocutori “alla pari”, non come manichini inerti. Egli non ci abbandona mai, donandoci tutto il necessario per portare frutto, ma la sua onnipotenza si ferma di fronte al mistero della nostra volontà libera, che può addirittura renderci sterili e, nella peggiore delle ipotesi, allontanarci da Lui per sempre!