Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 21 Marzo 2021

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Vogliamo vedere Gesù

Il brano che ci viene proposto questa domenica, tratto dal capitolo 12 del Vangelo di San Giovanni, rappresenta una sorta di collegamento fra la prima parte del IV Vangelo, il cosiddetto “libro dei segni”, in cui Gesù manifesta la sua identità di Verbo Incarnato con segni straordinari che rivelano aspetti del suo Mistero e il cosiddetto “libro della gloria”, in cui a partire dal capitolo 13, Gesù compie il suo passaggio pasquale nell’ora stabilita. La scena si apre con la presenza di questi “greci”, persone estranee all’ambiente giudaico per provenienza, cultura e formazione, che avendo sentito parlare dei segni di Gesù, desiderano vederlo. Queste figure potrebbero essere facilmente assimilate a quelle dei Santi Magi, di cui ci parla Matteo nei Vangeli dell’infanzia, che si pongono in ricerca del volto di Dio in Gesù. Allo stesso modo questi greci, che possono rappresentare tutta l’umanità e ciascuno di noi, cercano il vero volto di Dio. Essi si affidano all’importante mediazione dei discepoli, che non sono soltanto i portavoce di quella richiesta, ma vengono evidentemente riconosciuti come buoni tramiti per arrivare al Maestro.

Probabilmente i richiedenti li avevano visti qualche volta con Gesù, oppure la loro vita di discepoli era diversa da quella degli altri, così da suscitare in loro questa santa curiosità. La nostra vita, la nostra testimonianza di discepoli, fa sorgere nei “greci” di oggi lo stesso desiderio di vedere Gesù, quando ci incontrano? Cosa chiedono a noi, discepoli di oggi, gli uomini e le donne di questa generazione? Siamo segni capaci di far sorgere nei nostri fratelli questo desiderio di vedere Gesù, oppure ci ritengono maggiormente utili ad offrire altri tipi di servizi, siano pure di natura religiosa? I discepoli, comunque, si recano da Gesù per riferire di questo desiderio dei greci e Lui apparentemente, come spesso accade nel Vangelo di Giovanni, risponde fuori traccia. Chiedono di vederlo e parla di ora, di un chicco che deve morire per portare frutto. Gesù, come al solito, vuole condurre su un altro livello. Coloro che vogliono incontrarlo davvero, non possono essere fuorviati da eventi straordinari e miracolosi. L’unico modo in cui si può vedere davvero Gesù è la sua Pasqua, il momento della sua elevazione nell’ora del Calvario. Ciò che per il mondo e ad una visione superficiale risulta una morte e una fine, agli occhi di chi crede è il momento del trionfo, dell’innalzamento del Figlio di Dio. Gesù, in questo momento di grande prova per tutte l’umanità, ci offre una prospettiva nuova. Proprio come i suoi contemporanei, siamo messi in crisi dalla sua Persona.

Il giudizio è per noi! La Pasqua non rappresenta la soluzione dei nostri problemi quotidiani, quanto piuttosto l’apertura di una vita nuova, che ci deriva dal suo essersi donato totalmente per noi. Nella Pasqua di morte e Resurrezione di Gesù, riceviamo in dono la chiave di lettura della nostra esistenza. Egli è l’alfa e l’omega, il principio e la fine, il Tutto. L’immagine del veggente dell’Apocalisse che vede l’agnello aprire i sigilli del libro della vita ci dice esattamente questo: Cristo è l’unico che può dare senso alle cose. Solo in Lui si trovano risposte alle domande più vere e profonde della nostra vita. Gesù, come agnello ritto, ma immolato, è la vera novità del mondo. La lettera agli Ebrei ce lo ricorda con queste parole: “abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne” (Eb 10,19-20).

Gesù ci apre questa strada nuova, attraverso una visione rinnovata di tutte le cose alla luce del suo passaggio pasquale: la sofferenza, il dolore, le delusioni, le domande di senso, ma anche la gioia, i successi, le vittorie, sono assunti e redenti da Gesù e trovano senso in Lui come partecipazioni al mistero della sua Croce e della sua Resurrezione. Con questo sguardo rinnovato, non cesseremo di voler vedere Gesù, oggetto del desiderio di ogni anima che lo cerca davvero, ma sicuramente, quando ci toccherà di entrare nella sua gloria, non saremo come estranei di fronte ad un Estraneo, ma potremo sentirci dire: “vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore” (Mt 25, 21).


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