Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 15 Marzo 2020

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Il ciclo domenicale dell’anno A ha una connotazione fortemente battesimale, come si evince dai brani evangelici presentati a partire dalla III domenica di Quaresima, con le tre tappe successive: il tema dell’acqua (Samaritana), quello della luce (cieco nato) e quello della vita (risurrezione di Lazzaro). Questa narrazione del Vangelo di Giovanni sulla quale siamo invitati a meditare , si apre con la descrizione di Gesù seduto al pozzo di Sicar, in Samaria, mentre riposa dalla calura del mezzogiorno. La simbologia di questo episodio è molto accentuata: il pozzo rappresenta il luogo del fidanzamento. In molte pagine dell’Antico Testamento i patriarchi incontrano le loro mogli presso i pozzi (cfr. Gen 24, Gen 29 e Es 2).

Gesù incontra questa donna samaritana, immagine di ogni anima in ricerca della verità e della vita, per offrirsi a lei come vero e casto Sposo. L’incontro è sconvolgente: un giudeo chiede da bere ad una samaritana, un’eretica, lontana dalla vera fede di Israele. Chiede da bere, ma in realtà, Lui stesso, “Fonte della vita”, vuole dissetare la donna con la vera Acqua, quella viva dello Spirito. Questa sete di Gesù è la forza irresistibile del suo amore per l’umanità. Nel Cantico dei Cantici troviamo testimonianza di questa ricerca amorosa di Dio: “ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato” (Ct 3,1-2).

La donna samaritana sperimenta un cammino progressivo di crescita nella fede, mediante l’incontro con Gesù. Inizialmente viene attratta da una possibile acqua materiale, che gli tolga la necessità di dover tornare ogni volta ad attingere acqua al pozzo. Tante volte anche noi, nel nostro rapporto con Dio e nella preghiera, siamo a questo livello: vorremmo che Lui risolvesse i nostri problemi immediati, concreti, dandoci subito quello che gli chiediamo. La pedagogia di Gesù, però, conduce la donna ad andare più in profondità, a riscoprire la vera acqua, quella della salvezza. Gesù stesso per salvarla, sa toccarla nel vivo della sua fragilità e del suo peccato, invitandola a rileggere la sua vita con onestà.

Gesù può guardarla dentro, mettendo a nudo la sua vita intima. È proprio quello che accade anche a noi, quando Lo incontriamo veramente. La luce della sua Parola, la sua presenza e la sua potenza, ci mettono in crisi, ponendoci di fronte alla verità su noi stessi e alle vere esigenze della nostra vita. Il salmista ci ricorda: “Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie” (Sal 138,1-3). Dalla conoscenza di sè e di Dio, scaturisce il senso della vera adorazione. È in Gesù, la piena rivelazione del Padre, che noi possiamo adorare Dio in spirito e in verità. Toccata nell’intimo dall’incontro col Cristo, il Messia atteso, la samaritana lascia la brocca: non ha più bisogno dell’acqua materiale.

Ormai ha trovato quella vera, che – secondo le parole del Maestro – trasformano lei stessa in sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna, rendendola missionaria e strumento di salvezza anche per quelli della sua gente. Tanti, infatti, in base alla testimonianza della donna vanno da Gesù, ma poi, loro stessi entrano nella dinamica della fede. Non credono più per i discorsi della donna, ma perchè loro stessi hanno incontrato il Signore. Che sia questa la dinamica della fede per ciascuno di noi: qualunque siano le modalità in cui il Vangelo sia giunto a noi, siamo invitati a passare ad un’adesione personale e libera alla sua Persona.


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