don Antonino Sgrò – Commento al Vangelo di domenica 8 Agosto 2021

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Testo tratto (per gentile concessione dell’autore) dal libro “Parole che si vedono. Commenti ai Vangeli della Domenica dell’Anno B” disponibile presso:
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19a Domenica del Tempo Ordinario

La potenza del pane

Gv 6,41-51

Il testo evangelico inizia e si conclude con l’autodichiarazione di Gesù «Io sono il pane disceso dal cielo»: nel primo caso è sulla bocca dei Giudei ed è oggetto di mormorazione; nel secondo è pronunciata da Cristo stesso con l’aggiunta dell’aggettivo «vivo», quasi a dire che la Parola rimane lettera morta fintanto che non si incarna in Colui che la testimonia nella verità della sua esistenza. Questo vale per il Figlio ma vale anche per noi, che attraverso la fede riceviamo vita dalla Parola di Dio ma possiamo renderla viva con una condotta ad essa aderente, diventando ciò che la Parola dice, in questo caso pane che nutre.

La mormorazione è invece un parlare contro qualcuno, sussurrando all’orecchio di altri la propria presunta verità per trovare dei complici, senza il coraggio di affrontare apertamente chi propone una verità diversa. Il Maestro annuncia la sua origine divina, che per i Giudei contrasta fortemente con l’evidenza della sua carnalità e pertanto non viene accettata. La paternità e maternità umane di Gesù per gli interlocutori sono un ostacolo alla sua pretesa di essere «disceso dal cielo». Si stigmatizza qui una delle rivelazioni più sorprendenti che Cristo ci ha fatto, ossia che l’umano è via per il divino.

L’umano non è in opposizione al divino, ma è capace di accoglierlo e di manifestarlo, anzi è l’espressione più alta di esso, se Dio ha scelto di incarnarsi in una creatura umana. Negare questa verità significa negare Dio stesso e l’essenza della fede, chiudersi in una mormorazione senza fine. Gesù invece dichiara che andare verso il Dio fattosi uomo è la meta di un cammino che si sostanzia in un movimento attrattivo da parte del Padre. È il Padre l’origine di tutto, colui che invia il Figlio all’uomo e l’uomo al Figlio, il quale a sua volta conduce i fratelli alla risurrezione. L’uomo si lascia attrarre ascoltando la Parola, ricevendo quell’ammaestramento diretto che in Ger 31 non richiede più la mediazione umana né fa selezioni perché «tutti saranno istruiti da Dio».

Dunque il dono del Signore è frutto della sua iniziativa gratuita ma richiede una risposta libera e personale, come dimostra il fatto che solo «chi crede ha la vita eterna». Perché è difficile credere? La causa della nostra fede non sta nella visione del Padre, poiché «solo colui che viene da Dio ha visto il Padre», ma credere è rimanere in comunione col Figlio da qui all’eternità. Per quattro volte vi è l’accenno alla vita che non muore, quasi a ricordarci che siamo troppo appiattiti sul presente e mangiamo pane che non ci nutre nel profondo. Il vero pane è quello «che discende dal cielo», pegno di vita eterna, la quale è purtroppo poco presente anche nei discorsi tra battezzati. L’ultimo versetto è un chiaro riferimento al pasto eucaristico, come prima si sottolineava il valore del pane della Parola. È la logica sacramentale che guida tutto il vangelo di Giovanni. Tuttavia Gesù non fa un trattato di teologia; le sue parole sono già intrise del sangue del sacrificio in croce, come attesta l’indicazione al futuro: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Cosa avrà pensato Cristo mentre, pronunciando tali parole, intravedeva già la croce? Come è possibile parlare di vita mentre si intuisce la propria morte? Questo indomito canto alla vita conferma che l’insegnamento del nuovo e definitivo Profeta vuole aprire la vita del popolo ad un orizzonte di speranza, vuole che il mondo sia popolato da ‘viventi’, sapendo che una forma di vita che non aspiri a trascendersi nell’eternità è votata alla morte. Anche le esistenze che appaiono più vincenti, ma non hanno accolto la fede, si sgretolano in un attimo dinanzi all’esperienza del fallimento di un obiettivo mondano a cui si sono legate. Che triste vedere anziani che fino alla fine sono impelagati in contenziosi con parenti o vicini per questioni di proprietà, invece di prepararsi a entrare nella terra della promessa eterna!

È importante interrogare la nostra coscienza, o meglio la nostra fame: se essa intende soddisfarsi con cibi che cerca, produce e riceve a buon mercato, oppure lasciare che sia un Altro a dare pienezza al suo bisogno di senso e felicità. Così facendo, si compie in noi l’itinerario indicato da Gesù e diventiamo, come il Maestro, pane per gli altri. Il pane infatti è fatto non solo per sfamarti ma anche per essere spezzato e condiviso e formare un unico popolo. Ecco la potenza del pane! Chi l’avrebbe mai detto che una briciola potesse nutrire.

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