Commento al Vangelo di domenica 17 Maggio 2020 – d. Giacomo Falco Brini

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Se mi amate (Gv 14,15). L’incipit dell’odierno vangelo giovanneo richiama quello dei vangeli sinottici laddove si esprimono con queste parole: se qualcuno vuol venire dietro di me. Nel mio dialetto paterno (napoletano) c’è una simpatica espressione che indica lo stato di attrazione, o di vero e proprio innamoramento in atto di un giovane verso una ragazza. Lei lo esprime così: “m’ ven ‘appriess”, cioè, il tale mi viene dietro. Infatti, se si ama una persona la si segue, la si osserva attentamente, la si studia nei suoi movimenti, ci si interessa cordialmente, le si da tutto il tempo che una relazione richiede. Una mamma che ama il proprio bimbo lo segue affettuosamente fin nei primissimi passi della sua vita. Un papà che fa altrettanto lo segue nella sua crescita e cerca di educarlo a vivere in mezzo agli altri. Un/a insegnante che ama i suoi studenti li segue personalmente cercando di tirar fuori da ciascuno il meglio che hanno dentro. Una cosa è certa. In qualunque caso, non si può obbligare nessuno ad amare qualcuno. La natura dell’amore suppone ed esige libertà.

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Se mi amate. Gesù non costringe nessuno ad amarlo. Ma cosa succede se si risponde al suo amore, cioè, se una volta incontrato il Signore si comincia ad amarlo e quindi a conoscerlo? Avviene lo stesso di ogni altra vera relazione d’amore. Si vivono momenti “magici” di sintonia, ma nel tempo anche improvvise interruzioni, incomprensioni, crisi, superamento della crisi ecc.ecc. Però, se si è disposti a perseverare e a non arrendersi alle difficoltà, ci si innamora sempre di più dell’amato/a. Così pure con Gesù. Inoltre nella sua storia che possiamo leggere, rileggere e meditare ogni giorno nei vangeli, troviamo un modo unico e speciale per frequentarlo. Amarlo significa sostanzialmente cercare di vivere/sperimentare le sue parole: chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama (Gv 14,21a). Non so voi che mi state leggendo, ma davanti a questa affermazione (a anche altre) di Gesù, non è che mi senta tanto sicuro di amarlo, anzi. Più vado avanti e più mi sembra realisticamente di non accogliere bene la direzione spirituale del Signore, di non riuscire ad osservare i suoi comandi: in una sola parola, di non amarlo veramente. Conosco una persona consacrata che un giorno si trovò da sola difronte ad un grande crocifisso, mentre sentiva che tutto il mondo gli stava crollando addosso. Ad un certo punto, guardandolo in alto, mentre un profondo silenzio lo avvolgeva, gli disse scoppiando in pianto: “non ti ho mai amato veramente”. Dopo alcuni istanti, avvertì nitidamente dentro di sé queste parole: “infatti, non sei tu che hai amato me, sono io che ho amato e amo ancora te”. Dopo quelle parole, una profonda pace invase il suo cuore.

Penso sia molto importante non disprezzare mai quel povero amore che possiamo dare a Gesù. Sicuramente conoscete queste parole sublimi che Egli ha ispirato ad un anonimo cristiano (anche se da molto tempo sono attribuite a tale Mons. Lebrun): “Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo. So la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: “dammi il tuo cuore, amami come sei…”. Se aspetti di essere un angelo per amare, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei. In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell’aridità, nella fedeltà o nella infedeltà, amami…come sei…Voglio l’amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io l’Onnipotente? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore. Certo voglio col tempo trasformarti ma per ora ti amo come sei… e desidero che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l’amore. Amo in te anche la tua debolezza, amo l’amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: “Gesù ti amo”. Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza, né del tuo talento. Una cosa sola m’importa, di vederti lavorare con amore. Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai…perché ti ho creato soltanto per l’amore. Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il Re dei Re! Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi. Non allegare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, moriresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia. Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte; voglio che tu faccia anche l’azione più insignificante solo per amore. Conto su di te per darmi gioia… Non ti preoccupare di non possedere virtù: ti darò le mie. Quando dovrai soffrire, ti darò la forza. Mi hai dato l’amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare… Ma ricordati… amami come sei… Ti ho dato mia Madre; fa passare, fa passare tutto dal suo Cuore così puro. Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all’amore, non mi ameresti mai…Va…”

Avete notato che il testo parte dalla richiesta di Gesù di amarlo così come siamo, nella nostra povertà, per poi chiederci di lasciarci amare da Lui che si fa mendicante del nostro amore? Questo significa che ogni nostro povero atto d’amore va impiantato bene sotto quell’amore più grande e più vero che è l’amore del Signore per noi. Solo se al centro del proprio cuore c’è la fede in questo amore, possiamo comprendere il senso di quanto oggi ci dice nel vangelo. Lo stesso Giovanni evangelista lo afferma nella sua prima lettera: in questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi (1Gv 4,10). Allora amare, conoscere il Signore Gesù, diventa un cammino che ci fa scoprire la sua presenza vicinissima. E’ la scoperta di avere dentro noi stessi il suo stesso Spirito, quello Spirito che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce (Gv 14,17a). Amare Gesù è conoscerlo interiormente in questo dono che ci abita: egli rimane presso di voi e sarà in voi (Gv 14,17b). Come è successo quel giorno al mio conoscente davanti al grande crocifisso.

Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui (Gv 14,21b). Come sono belle le promesse di Gesù! Pensate: chi lo ama sperimenta l’amore del Padre e dello stesso Signore verso di lui. Dio gli si rivela: mi manifesterò a lui. E’ una verità di fede più che comprovata. Come disse anche una giovane nigeriana ad un altro mio amico di fronte a un problema da risolvere: “tu pensa a Gesù che Gesù pensa a te!”.


AUTORE: d. Giacomo Falco Brini
FONTE: PREDICATELO SUI TETTI
SITO WEB: https://predicatelosuitetti.com