p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 26 Novembre 2019

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Una Povera Vedova che da tutto, cambia la storia. Ciò che ci manca è la capacità di vedere che vada oltre ciò che colpisce il nostro sguardo malvagio.

La fine del mondo, del nostro mondo, fine che si rinnova ogni giorno, è un invito a vivere in modo più vero. La fine del tempio, luogo di Dio e principio di vita, è simbolo di un mondo che ogni giorno è chiamato a finire, in nome di Dio perché il luogo di Dio termina. Non lasciamoci abbagliare dai segni che ci colpiscono e che occupano le nostre vuote conversazioni e monologhi. Non ci interessa evitarla, la fine del mondo, ci interessa viverla in pienezza. Ciò che Gesù dice oggi sul futuro è la cronaca di ogni giorno, non è certo questo il problema. Il problema è se vogliamo la nostra pruriginosa curiosità o se vogliamo vivere il male che pervade le nostre giornate. La chiamata di Gesù alla visione della fine del tempio di Dio non è chiamata allo spavento e alla paura per farci fare ciò che vuole, è chiamata invece alla libertà da queste apparenze che affollano le nostre giornate, per ritornare a vivere in libertà anche il male che pervade la storia col coraggio di chiamarlo male. Finisce il tempio come finisce Gesù sulla croce, finisce il mondo vecchio oggi non domani: torniamo a vedere il vero Dio e la nascita dell’uomo nuovo. Nascita che è possibile grazie alla Misera Vedova che dona tutta se stessa per amore.

Quando noi parliamo di mondo escatologico e tempo di escatologia, se ancora ne parliamo, noi parliamo di apocalisse. Quando diciamo che un discorso è apocalittico, significa per noi che è disastroso e senza speranza. Ma apocalissi vuol dire ben altro. Apocalisse non è qualcosa di catastrofico, apocalisse vuol dire rivelazione, vuol dire rivelatorio, vuol dire che ti togli il velo e puoi vedere la realtà vera. L’apocalisse è discorso importante perché ti fa vedere la realtà della storia. Non ci interessa la visione catastrofica della storia, per questo ci bastano i nostri giornali che se non sono catastrofici non vendono. A noi interessa vedere la storia non nelle pietre del tempio di Dio che deve essere distrutto, ma nel volto e nella mano della Povera Vedova, santa subito, che ribalta le nostre perverse categorie di vita e di giudizio.

Non catastrofico, come pensiamo noi l’apocalisse, significa che rivolge al contrario ciò che già era storto: lo raddrizza. E per raddrizzarlo basta uno sguardo nuovo che non perda le verità della realtà, come è verità la Povera Santa Vedova, per rincorrere le false malvagità. La fine del mondo con gli occhi del cieco di Gerico, con lo sguardo di Zaccheo, col volto della Santa Vedova, sono un invito di Gesù ad essere gente di fiducia e di speranza perché non è la fine, perché è il fine. Quel fine che non è schiavo dei risultati.

Questo, volenti o nolenti, è uno dei grossi problemi dell’umanità: se siamo destinati alla fine, perché mai dobbiamo vivere e vivere con occhi buoni! Se la vita ha un fine: allora siamo pellegrini che camminano verso la meta per raggiungere la quale i risultati di oggi sono solo un impedimento: ciò che serve oggi sono occhi nuovi per vedere e riconoscere il bene che c’è.

In fondo la nostra libertà non sta nel cambiare la storia: questa normalmente è una schiavitù che in nome della libertà fa vittime e ci rende carnefici, gente da ghigliottina, gente che taglia teste al prossimo. La nostra libertà si gioca nell’apocalisse, nella rivelazione della verità che non c’è perché cambiamo la storia, ma perché impariamo a leggere la storia in modo diverso, in modo nuovo, in modo vivo, con gli occhi della Povera Santa Vedova.

Che cosa poteva vedere la Povera Santa Vedova se non le belle pietre del tempio finanziate da ricche offerte di coloro che gettavano grandi offerte nel tesoro del tempio? Invece lei ha visto qualcosa di diverso. Ha visto che le belle pietre del tempio di Dio sarebbero andate distrutte. Ha visto i due spiccioli che aveva fra mano. Ha visto la bellezza della vita al di là delle apparenze delle belle pietre. Ha visto una vita nuova ed ha agito di conseguenza donando tutto quello che aveva ed era per vivere.

Noi come leggiamo la vita di conseguenza la facciamo. Ciò che ci manca sono gli occhi nuovi. Che cosa vuoi che ti faccia, chiede Gesù al cieco di Gerico: Signore che io riabbia la vista. Alzando gli occhi al sicomoro Gesù vede Zaccheo e lo guarda con libertà per questo gli dice: Zaccheo, scendi subito perché oggi debbo fermarmi a casa tua. Che cosa vede Gesù nella casa di Dio resa spelonca di ladri, in mezzo a tanti soldi che cadevano nel tesoro del tempio? Vede un gesto di amore, di una Povera Santa Vedova, che dona tutto quello che aveva per vivere. Questo sguardo cambia la vita, questo sguardo ci porta a vedere e a vivere in modo diverso, questo sguardo non ha bisogno di novelli templi di pietre o di realtà virtuale che siano. Questo sguardo ama la vita, vede il suo fine, si gioca con una dinamica nuova.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Non sarà lasciata pietra su pietra.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21, 5-11

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Parola del Signore