p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 25 Gennaio 2021

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La festa di oggi della conversione di san Paolo chiude la settimana della preghiera per l’unità dei cristiani.

Ci troviamo dopo la risurrezione: Gesù è apparso a Maria di Magdala, ai due di Emmaus e agli undici. È agli undici che Gesù fa il discorso dell’invio e della missione, nel vangelo di oggi.

Gesù disse loro: Andate! Gesù manda i suoi discepoli, non dice loro, adesso state bene assieme, per questo state insieme a scaldarvi. Ma andate, cioè: siate sale della terra, siate lievito nella pasta, siate luce del mondo, siate lanterne che illuminano. Siatelo, come mandato, comunitariamente. Negli undici tutti i seguaci di Cristo sono chiamati ad andare. È un mandato comunitario. È un invito che Gesù fa ai discepoli riuniti nel cenacolo impauriti dopo la sua risurrezione: andate, non abbiate timore, non è finito tutto, io sono con voi, vi mando e vi accompagno, questa è la vostra chiamata, questo è il motivo per cui vi ho chiamati tempo addietro.

L’invito ad andare è un invito ad andare in tutto il mondo, non solo nel nostro paese. Oggi, come ogni mattina, il Signore ci manda in tutto il mondo. Ci invita ad uscire di casa per andare: al lavoro, a scuola, a fare i mestieri di casa, ad un incontro. Andate in tutto il mondo. Nessun angolo della nostra vita e del nostro mondo deve rimanere scoperto. Siamo chiamati ad evangelizzare ogni angolo del nostro cuore. Siamo chiamati ad evangelizzare ogni situazione di vita. Siamo chiamati ad evangelizzare ogni posto dove ogni giorno verremo a trovarci.

In tutto il mondo l’invito è quello di predicare il vangelo ad ogni creatura. Predicare il vangelo significa celebrare con la vita, fare comunione con tutto quanto siamo e con tutti quanti incontriamo. Non significa non fare, ma significa incontrare ogni uomo e ogni donna con la nostra peculiarità e con la sua propria identità. Questo predicare, cioè celebrare con la vita, noi siamo chiamati a farlo con tutti.

Qualcuno tempo fa criticava il Papa per la scelta di fare una preghiera interconfessionale per la pace, dicendo che questo crea confusione, che la gente non sa più quale è la religione vera, che è un perdere la nostra identità. Questa è pura paura dell’altro e della diversità dell’altro. Significa non avere capito il Concilio che parla che in ogni cultura e in ogni uomo ci sono i semi della Parola di Dio e vi è l’immagine di Dio. Pregare, inoltre, insieme per la Pace significa fare opera di pace, significa testimoniare il vangelo. L’accoglienza degli altri fratelli è predicare il vangelo ad ogni creatura.

Noi siamo chiamati a dare a noi stessi, ad ogni angolo del nostro cuore, ad ogni persona che incontriamo nella nostra giornata, in ogni luogo dove un uomo vive, la possibilità di credere. Chiamati a dare l’annuncio, chiamati a battezzare, a fare morire l’uomo vecchio per risorgere con l’uomo nuovo. Credere che il vangelo può parlare al nostro cuore, ai nostri sentimenti, alla nostra mente, alla nostra volontà, al nostro inconscio, al nostro corpo: può parlare e può evangelizzare.

Credere che il vangelo parla ad ogni uomo, anche a quelli da noi odiati o che ci odiano, questo significa andare in tutto il mondo. Non si tratta di non fare differenze ma di fare verità e la verità esalta le differenze, non le appiattisce.

Il rifiuto dell’annuncio diventa motivo di condanna e di morte. L’annuncio ci rende più veri, esalta l’immagine di Dio dentro di noi e nell’altro. Se noi rifiutiamo questo annuncio noi diventiamo meno noi stessi, meno figli di Dio, meno persona. Se questo rifiuto si fa persistente diventa scelta di condanna, cioè di chiusura, di rifiuto, di scelta opposta al vangelo. È un volere andare dalla parte opposta, risultato è: mi trovo dalla parte opposta, cioè condannato.

Vi sono vari segni che accompagnano l’annuncio. Ci fermiamo sull’imposizione delle mani agli ammalati. Siamo chiamati a benedire il male che c’è in noi, ad imporgli le mani perché possa guarire. Siamo chiamati ad imporre le mani, a benedire il male che c’è nell’altro perché possa guarire.  Il male può essere fisico o morale: benediciamo ed imponiamo le mani perché possa guarire! Andiamo quest’oggi e predichiamo imponendo le mani nella benedizione perché noi e i nostri fratelli possiamo guarire.

Tale imposizione delle mani non è cosa sacra destinata a coloro che sono fuori, ma anche e soprattutto a coloro che si ritengono dentro. Cedere alla tentazione dello scandalo pensando che certe situazioni rendono la chiesa meno bella e meno credibile, è cosa da marketing, non da evangelo. Quanto è accaduto nella chiesa oggi non cancella tutto il bene che quella chiesa ha fatto nei secoli, la rende più umana non perché sia cosa bella e augurante. Semplicemente ci rende più umani e meno esaltati nel credere che noi siamo i perfetti, i più bravi, mentre gli altri no.

Quanto è avvenuto e avviene è cosa umana che ci dice che non è più tempo di una morale a senso unico. È tempo di distinguere il buono dal non buono, andando oltre il bisogno di scandalo.

La nostra umanità evangelizzata e quindi resa più bella, più umana e più vera: questo desideriamo e di questo necessitiamo, questo chiediamo al Padre di tutte le misericordie.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM

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