Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 5 Novembre 2020

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Ho trovato la mia pecora

GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE (Lc 15,1-10)

Il Pastore che sempre ha cercato le sue pecore è il Signore. Dal primo peccato mai si è stancato di cercare. Se per un solo momento il nostro Dio lasciasse di cercare l’uomo, per noi tutti sarebbe morte eterna: “Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno»” (Gen 3,8-15). Dio cerca l’uomo e gli promette una salvezza eterna. Il peccato rimane peccato, la morte rimane morte. Ma da questo istante nel cuore regna una speranza. Il serpente sarà vinto.

Dio cerca. L’uomo deve volere lasciarsi trovare. Deve accogliere l’invito a tornare nell’ovile del suo Dio, entrando nell’obbedienza alla sua Parola. Al tempo di Gesù farisei e scribi non cercavano più le pecore del loro Signore, anzi impedivano l’accesso al suo ovile, che in verità non era l’ovile di Dio, ma la loro personale stalla. Oggi siamo passati ad un altro gravissimo errore. Si pensa che basti recarsi dalle pecore smarrite per portare il conforto di una presenza fugace. Ma le pecore rimangono nel loro mondo. Le cerchiamo, ma per lasciarle là dove esse si trovano. La vera ricerca deve comportare ben quattro obbedienze da parte nostra: andare, annunziare il Vangelo, invitare al ritorno nella Parola, passando per la grazia dei sacramenti, mostrare loro come il Vangelo va vissuto in pienezza di fedeltà e di amore. Se la pecora non torna nell’ovile di Cristo Gesù che è lo Spirito Santo, nella sua Chiesa, nella sua Parola, nella sua verità, nella sua grazia, la ricerca o non è stata vera ricerca da parte nostra, oppure è stata rifiutata dalle pecore. È innegabile che oggi si cerca, si spendono tante energie, ma per lasciare la pecora nel suo deserto e nel suo smarrimento. Si ha paura di annunziare il Vangelo. Si teme l’uomo e non lo si invita alla conversione e alla fede nel Vangelo. Se non portiamo frutti di vita eterna, il nostro lavoro è vanità e inutilità.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Altri due errori vanno messi in luce. Oggi le pecore del Padre non si cercano più. Primo, perché una falsità teologica sta dissanguando la Chiesa: si insegna che ogni religione è vera via di salvezza. Non si ha più bisogno di Cristo Signore. A nulla serve la missione evangelizzatrice. Secondo, perché si insegna che la salvezza eterna è per tutti. Non si ha bisogno né di Parola, né di verità, né di grazia, né di sana moralità. Alla fine la misericordia del Signore ci accoglierà nelle sue dimore eterne. Se “io non cerco me stesso per portarmi nell’ovile del Signore”, potrà mai cercare un altro? Mai.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che il cristiano ritorni alle sorgenti della divina verità.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.