fra Mario e fra Marin Berišić – Commento al Vangelo del 27 Ottobre 2019

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Nel mondo esistono due tipi di persone; peccatori e coloro che pensano di non esserlo. Così comincia il Vangelo di oggi: “Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri.” Si può stare nel proprio io pensando di essere più bravi e più giusti degli altri. Vale anche per noi, solo perché siamo cristiani, siamo più giusti degli altri , però senza vivere la nostra fede. Gesù anche questa volta cerca di togliere le maschere ad ognuno di noi dandoci una meravigliosa parabola perché potessimo vedere come noi ci rivolgiamo a Dio.

“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Può essere una preghiera bella e buona quella di ringraziare Dio per tutto ciò che ci ha fatto. Se vediamo bene questa preghiera del fariseo, uomo religioso, molto “bravo” è rivolta al suo io (pregava tra sé), lui riempie il suo egoismo con le parole belle. Stando in piedi, con un atteggiamento giusto non fa un dialogo con Dio, ma un monologo, non ringrazia per i doni, ma si ritiene bravo e per la sue azioni buone ha meritato l’amore di Dio. Questa è una logica del merito, ma l’amore di Dio si merita? Quante volte ci mettiamo con un senso di dovere a vivere la nostra vita per meritare l’amore di Dio.
Questo lo porta a giudicare il pubblicano che non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo. Qua si vede differenza di uno che davvero sente bisogno di amore, misericordia, perdono. Il pubblicano vedendo i propri limiti si apre a Dio e agli altri perché torna giustificato a casa, uno che sente e prova l’amore di Dio non può fare a meno che amare.

Sono due tipi di preghiera, quello del fariseo che è rivolta a se stesso e propria bravura e quello del pubblicano che è rivolta a Dio, ad una relazione.
Credo che ad ognuno di noi il pubblicano possa essere d’esempio. Nonostante tutti i nostri peccati, mancanze, notti più profonde possiamo rivolgersi con semplicità a Dio Padre. Solo chi conosce i propri limiti e la verità di se, può essere aperto per una relazione. “Perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”

Fra Marin Berišić

VERSIONE CROATA

U svijetu postoje dvije vrste ljudi; grešnici i oni koji misle da nisu. Upravo tako započinje današnje Evanđelje: ” Nekima koji se pouzdavahu u sebe da su pravednici, a druge podcjenjivahu.” Čovjek se može zatvoriti u sebe misleći da je bolji i pravedniji od drugih. To se odnosi i na nas, samo što smo kršćani, pravedniji smo od drugih, iako smo bez žive vjere. Isus pokušava ukloniti maske sa svakog od nas pružajući nam divnu prispodobu kako bismo vidjeli kakav je naš odnos s Bogom.

“Dva čovjeka uziđoše u Hram pomoliti se: jedan farizej, drugi carinik. Farizej se uspravan ovako u sebi molio: ’Bože, hvala ti što nisam kao ostali ljudi: grabežljivci, nepravednici, preljubnici ili – kao ovaj carinik. Postim dvaput u tjednu, dajem desetinu od svega što steknem.’ A carinik, stojeći izdaleka, ne usudi se ni očiju podignuti k nebu, nego se udaraše u prsa govoreći: ’Bože, milostiv budi meni grešniku!’”.

Može biti lijepa i dobra molitva zahvaliti se Bogu za sve što nam je učinio. Ako dobro vidimo ovu molitvu farizeja, religioznog čovjeka, vrlo “dobrog” molitva je upućena njegovom egu (molio je u sebi), svoj egoizam ispunjava lijepim riječima. Stojeći uspravno, s ispravnim stavom ne uspostavlja dijalog s Bogom, već monolog, ne zahvaljuje za darove, već sebe smatra dobrim i i svojim dobrim djelima zaslužio je Božju ljubav. To je logika zasluga, ali zaslužuje li se Božja ljubav? Koliko puta živimo naše živote kako bismo zaslužili ljubav koja je besplatna…

To ga navodi da sudi carinika koji se nije usudio podići pogled u nebo. Ovdje vidimo razliku onoga tko stvarno osjeća potrebu za ljubavlju, milosrđem, praštanjem. Carinik, vidjevši vlastite granice, otvara se Bogu i drugima i vraća se opravdan kući, onaj tko osjeća Božju ljubav ne može, a da ne ljubi.
Postoje dvije vrste molitve: farizej koji je okrenut sebi i vlastitoj vještini i ona carinika koji je upućena Bogu, molitva odnosa.

Vjerujem da carinik može biti primjer svakome od nas. Unatoč svim našim grijesima, nedostacima, najdubljim noćima ništa nas ne sprječava da se obratimo Bogu Ocu. Samo oni koji znaju njihove granice i istinu o sebi mogu biti otvoreni za odnos i dijalog. “Jer tko god se uzvisuje, bit će ponizan, a tko ponizuje, bit će uzvišen”

Fra Marin Berišić

Commento a cura di fra Mario e fra Marin Berišić OFMCap

Letture della
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

La preghiera del povero attraversa le nubi

Dal libro del Siràcide
Sir 35,15b-17.20-22a

 
Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
 
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
 
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 33 (34)
R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
 
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R.
 
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R.

Seconda Lettura

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 4,6-8.16-18

 
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
 
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
 
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14

 
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore