Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 20 Marzo 2021

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Vogliamo vedere Gesu’ “.

E’ la richiesta che i Greci fanno a Filippo.

Sembra che siano stati fortunati in quanto, a quella loro istanza, Gesu’ risponde: “ E’ venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato “.

I greci sono quindi arrivati al momento giusto.

Che meraviglia.

Vedranno la GLORIA di CRISTO.

Cos’è la Gloria?

Questo termine evoca qualcosa di grande, di maestoso.

Penso che enorme delusione sarà stata per i greci scoprire che la GLORIA è un “ chicco di grano che cade in terra e muore “.

Tutto qui?

La Gloria ridotta ad un minuscolo chicco che, per lo più, è destinato a marcire nel terreno?

Non sarà sembrato vero ai greci.

E a noi?

E’ questa la domanda che dobbiamo oggi porci.

Ci piace un Dio cosi’?

Lo vogliamo un Dio cosi’?

Un Dio cosi’ diverso dalla nostra immaginazione, un Dio che ci dice che la grandezza ( la gloria ) è morire sottoterra come un chicco di grano.

Se non ci piace….abbiamo sbagliato strada, non siamo cristiani perché il Dio in cui crediamo è proprio questo, è quello che mostra la sua forza nella debolezza, è quello che ci dice che la vera forza è morire a se stessi perché solo cosi’ si porta frutto.

La GLORIA E’ MORIRE A SE’ STESSI.

Che stranezza.

Che Dio particolare quello dei cristiani.

Ma è questo.

Siamo pertanto cristiani se anche noi aspiriamo alla sua stessa Gloria e siamo pronti a “ morire a noi stessi “ per portare frutto.

Che significa?

La spiegazione è nella meravigliosa parabola dei talenti.

MORIRE è sotterrare il proprio talento e chiudersi nella gabbia dorata dell’autoreferenzialità.

La logica è: ho ricevuto un talento e me lo conservo bello intonso.

Si pensa, in questo modo, di fare un atto di amore a sè stessi perché si è “ conservata la vita “ ma, in realtà, la si è persa completamente perché la si è sprecata non facendola fruttare.

MORIRE A SE’ STESSI, invece, è non sotterrare il talento ma farlo fruttificare, metterlo a disposizione.

In altre parole significa rinunciare a un po’ di serenità, costituita da un desiderio di una vita piatta, tranquilla, senza scossoni, custodendo il proprio orticello, per aspirare alla felicità, che puo’ essere data solo dallo spendersi per gli altri, soprattutto per quelli che non hanno come ricambiare.

In questo modo la vita sarà conservata per l’eternità, perché ha fruttato.

E’ facile?

Certamente no.

Siamo inseriti in una realtà iper-materialistica, siamo preda del demone del consumismo e del narcisismo.

Fare una scelta controcorrente è difficile, anche pericoloso.

Lo stesso Gesu’, dimostrando di essere “ vero uomo “, per un attimo, ha avuto un “ turbamento “  ( “ Adesso l’anima mia è turbata “ ) ed ha pensato di rivolgersi al Padre chiedendogli: “ Salvami da quest’ora “.

Il Signore lo salva “ a modo suo “, dicendo “ lo ho glorificato e lo ho glorificherò ancora “.

E’ questo che viene a dirci Dio nei momenti di angoscia, nei momenti di turbamento, nel momento in cui satana ci insinua il dubbio sulla bontà di una scelta di servizio, di morte a noi stessi.

Ci dice: “ sei glorificato, sei all’apice della gloria “ perché, restando fedele ai miei insegnamenti, hai vinto la tentazione del demonio, sei riuscito a “ gettare fuori di te “ il principe di questo mondo.

Questa è la gioia, questa è la vita vera: liberarsi dal demonio, dal peccato.

Ci si riesce solo aderendo, con entusiasmo, all’invito a “ morire a se stessi “ per portare frutto.

Che Dio strano.

Ed io, e tu, e noi, lo vogliamo un Dio cosi’?

A ciascuno la sua risposta.

Buona Domenica e buona riflessione a tutti.


A cura di Fabrizio Morello

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