don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 25 Maggio 2020

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L’amore resiste se sostenuta dalla fiducia

Lunedì della VII settimana di Pasqua

«Ora sappiamo … per questo crediamo che sei uscito da Dio» fino a qualche momento prima i discepoli avevano fatto delle domande dimostrando di non aver compreso chi fosse veramente Gesù e quale fosse la meta della sua missione. Dapprima non vogliono accettare il fatto che Gesù debba morire per salvare il mondo, poi cambiano registro e affermano di credere che è veramente inviato da Dio, perché finalmente hanno capito ed è tutto chiaro. Quanta sicurezza traspare dalle parole dei discepoli e tanta, troppa, fiducia in sé stessi. Quella dei discepoli è una fede basata sulle proprie sicurezze e quindi molto fragile.

La instabilità della loro fede si rivela nell’ora della prova che Gesù vive, da solo, senza i discepoli che lo abbandonano. Nell’ora della sofferenza è messa in luce la radice dell’amore che lega le persone. Si verifica se esso si nutre di fiducia nell’amato, anche quando si avverte la sua distanza, oppure se ne è privo. La differenza tra l’amore di Gesù al Padre e quello dei discepoli nei confronti di Gesù consiste proprio nella presenza o nell’assenza di vera fiducia che è accettazione dell’altro anche quando non lo si comprende perché esce dagli schemi mentali dentro cui si pretende di inquadrare tutto e tutti. L’amore non resiste alla prova senza la fiducia riposta nell’altro. Falliamo se siamo troppo sicuri di noi e delle nostre forze, delle nostre idee. Rimaniamo schiacciati dalle macerie dei castelli di sabbia delle nostre idealizzazioni e aspettative che costruiamo convinti di aver capito tutto degli altri e della vita.

Al contrario, siamo vincenti solo se la fede che ci anima è veramente un atto di fiducia nei confronti dell’amore di Dio che supera di gran lunga le nostre attese e le nostre capacità. Credere non è sapere, ma conoscere l’altro in senso biblico, cioè desiderare di entrare in intimità. È la fiducia a sostenere la ricerca dell’amato quando si avverte la sua distanza; è la fiducia che rende presente dentro di sé colui che è assente. Credere dunque non significa essere convinti, ma essere vinti da un amore che supera le nostre capacità di comprensione e di azione. Credere non è sposare un’idea o incarnare un’ideologia, ma è vivere una relazione nella quale, al di là dei limiti dell’altro, colgo il suo valore, la sua dignità, la sua luce.

I discepoli nella passione si scontreranno con la debolezza dell’amore umano che svanisce nelle difficoltà; si renderanno conto quanto è impossibile con le sole risorse umane rimanere con chi si ama nel dolore. Solo lo Spirito Santo dà la forza di credere, cioè di rimanere nella relazione con Dio e con i fratelli nella lotta contro il male che separa, perché ci fa vedere gli altri come nemici e avversari. Dobbiamo diffidare del nostro “intuito” che spesso proietta sull’altro o la debole immagine delle nostre speranze mondane o l’ombra delle nostre delusioni.

Chiediamo il dono dello Spirito Santo per vedere nell’altro la luce di Dio e al tempo stesso di mantenere il vincolo di comunione interiore soprattutto quando la paura e il disprezzo ci spingono lontano.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]