don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 25 Aprile 2020 – Mc 16, 15-20

750

<<Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura>>. È bello pensare che la festa odierna che ci fa ricordare l’evangelista Marco, coincida con una pagina del suo Vangelo che ci riposiziona nella maniera più giusta davanti alla vita e alla fede.

Credere non è mai un rinchiudersi nel proprio intimismo. La via di discesa al cuore che ogni percorso di fede ci chiama a fare deve coincidere anche con i passi in uscita verso i confini della terra. Una fede che non diventa annuncio, che non diventa missione, è una fede usata solo come anestetico per i dolori della vita ma senza nessuna possibilità di cambiamento. Infatti solo quando accettiamo di uscire fuori da noi stessi comprendiamo meglio chi davvero siamo. Se le cose ce le tenessimo dentro senza mai manifestarle allora esse si ridurrebbero solo a dinamiche psicologiche.

La missione ci è necessaria per diventare davvero noi stessi. Una persona deve manifestare il bene che prova per la persona amata perché solo così diviene davvero se stessa, diversamente quell’amore trattenuto solo dentro, prima o poi diventa paranoia, e invece di dare gioia dà nevrosi.

<<E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno>>.

I segni che accompagnano la missione sono segni di liberazione, di comunicazioni riprese, di affronto di situazioni difficili, di esperienze di guarigione. Ovunque viene annunciato il Vangelo il mondo non rimane mai uguale perché la liberazione che il Signore porta nel cuore delle persone si diffonde anche su tutto il resto.

L’annuncio di un Vangelo che lascia tutto com’è non è annuncio. A questo proposito dovremmo domandarci se lì dove noi siamo le cose stanno cambiando. E questo a partire banalmente dalla bellezza dei luoghi, dalla cura delle strutture, dalla vicinanza alla gente, dal desiderio di una politica diversa, dalla nascita di esperienze di prossimità e così via.