Vangelo del giorno – 10 novembre 2017 – don Antonello Iapicca

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VIVERE SAPIENTEMENTE E’ AMMINISTRARE OGNI GRAZIA RICEVUTA CONFIDANDO NELLA MISERICORDIA DI DIO CONSAPEVOLI DELLA PROPRIA DEBOLEZZA

ยซChe cos’รจ questo che sento dire di te?ยป. Le voci dei fratelli ci ยซaccusanoยป di aver ยซsperperatoยป e sottratto loro gli ยซaveriยป del Signore. Ad essi, infatti, spettava lโ€™amore che Dio ci ha dato in ยซamministrazioneยป. Invece di gestire con generositร  i frutti del suo ยซgiardinoยป, abbiamo allungato la mano avidamente cercando di diventare ricchi come il padrone. Per questo ยซnon possiamo piรน essere amministratoriยป, ยซallontanatiยป da Lui e dai suoi averi.

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Ma imprevedibilmente, proprio quando dobbiamo ยซrendere contoยป, si schiude per noi la porta della conversione, quando ci accorgiamo che senza le ยซsostanzeยป di Dio da amministrare siamo nulla, incapaci di qualsiasi cosa. ยซNon abbiamo forzeยป per ยซzappareยป un terreno che non darร  mai il raccolto dโ€™amore che solo Dio puรฒ concedere. Spogliati della nostra identitร , ci ยซvergogniamo di mendicareยป la dignitร  che solo Dio puรฒ donarci. Non abbiamo che una possibilitร , ripartire da dove abbiamo fallito, dagli ยซaveriยป del Signore. Essendone stati amministratori ne abbiamo intuito lโ€™immensa entitร ; nessuno ci ยซaccuserร ยป se stavolta sapremo sottrarne qualcosa con la ยซscaltrezzaยป del mondo. I ยซfigli della luceยป si illudono di poter amministrare con giustizia, ma non tengono conto delle insidie della carne che possono trasformarli in ยซamministratori di ingiustiziaยป. Accanto alla ยซsemplicitร  delle colombeยป occorre ยซlโ€™astuzia dei serpentiยป, la ยซscaltrezzaยป ยซlodataยป sorprendentemente da Dio.

Perchรฉ i denari non cadano nelle nostre avide tasche ma siano fecondi per tutti, essa ci insegna a fare come i ยซfigli di questo mondoยป usi ai favori illegali e interessati perchรฉ ยซi loro pariยป contraccambino nel bisogno: ad essere generosi con i denari altrui, a disporre con magnanimitร  dei tesori di misericordia di Dio per riscattare noi stessi salvando anche gli altri. Non abbiamo molto tempo, restano i giorni che ci saranno concessi. La nostra missione coincide con la nostra conversione: confidare nella ยซricchezzaยป del Signore e con le parole e i gesti aprire audacemente i suoi forzieri perchรฉ giunga ad ogni uomo il condono del proprio debito.

Vivere nel miracolo della misericordia, possibile solo perchรฉ il Figlio ha coperto ogni ammanco: ci ha fatti suoi ยซamiciยป ยซchiamandoci a sedereยป alla mensa del suo corpo e del suo sangue con i quali ha cancellato il nostro debito; risorgendo, ha preparato per noi una ยซcasaยป dove accoglierci tutti per lโ€™eternitร . Sรฌ, ci ha scelti sapendo che siamo amministratori disonesti. Tutti! Ed รจ il grande mistero dell’elezione, di Davide e di ogni apostolo, che ha tradito spudoratamente. Ma proprio in questa parabola risplende il segreto di ogni vocazione, di presbitero, di vergine consacrata, di sposo e padre, di sposa e madre: innanzitutto accettare di essere deboli e inadatti alla missione; assumere umilmente la veritร , che non potremo mai rifondere il debito delle nostre infedeltร , che, cioรจ, non saremo noi a riparare agli errori.

Ma l’importante รจ essere sapienti, “scaltri” come lo sono quelli del mondo con le loro cose; e approfittare a mani basse della Grazia per rimettere i debiti di coloro che ci sono affidati. Non siamo noi il centro della missione, ma i tesori di misericordia di Dio. Con essi possiamo farci amici per il cielo, raggiungere ogni uomo per offrirgli la stessa nostra esperienza.

don Antonello Iapicca

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Lc 16, 1-8
Dal Vangelo secondoย  Luca

In quel tempo, Gesรน diceva ai discepoli:
ยซUn uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamรฒ e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perchรฉ non potrai piรน amministrare”.
L’amministratore disse tra sรฉ: “Che cosa farรฒ, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farรฒ perchรฉ, quando sarรฒ stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamรฒ uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodรฒ quell’amministratore disonesto, perchรฉ aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono piรน scaltri dei figli della luceยป.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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