- Pubblicità -

Suor Gabriella Bottani – Commento al Vangelo del 23 Gennaio 2025

Elikya, la speranza del Vangelo senza confini

Suor Gabriella Bottani, comboniana, Roma.

Suor Gabriella commenta il brano del Vangelo secondo Marco (3,7-12) che narra la folla che acclama Gesù e lo tocca per guarigione. L’interpretazione collega questo episodio alla missione della Chiesa di raggiungere i poveri e gli emarginati, evidenziando il rischio di essere sopraffatti ma anche la speranza e il coraggio di seguire Gesù nelle periferie esistenziali.

Sottolinea l’esperienza personale dell’oratore con i poveri e la sfida di una Chiesa che si apre alla periferia, usando la metafora della barca come simbolo di comunità e supporto in questo percorso.

Trascrizione non rivista dall’autore.

Gesù intanto si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea, dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone, una gran folla. Sentendo ciò che faceva, si recò da lui. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo. Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: “Tu sei il figlio di Dio!” Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

La parola che abbiamo ascoltato ci propone all’inizio l’immagine di Gesù che si ritira insieme ai suoi discepoli presso il mare, seguito da molta folla proveniente dalla Galilea e da diverse regioni. C’è uno spostamento di Gesù, un cambio di luogo, un movimento che abbiamo letto nei versetti precedenti: dalla sinagoga, che è il luogo dell’ascolto e dello studio della parola di Dio, va verso il mare. Il luogo abitato è seguito dalle folle, dai poveri, letterati, lavoratori, gli agricoltori, gli artigiani. Chi è fuori da questa dinamica del culto della sinagoga? Va verso il mare. Questo è un luogo non solo geografico, ma anche simbolico nella Bibbia. È il luogo della morte, del nulla, del male, del caos. Gesù quindi si trovava nella sinagoga dove aveva compiuto un gesto di guarigione di giorno di sabato, un uomo che aveva la mano paralizzata. E qui Gesù ha trasgredito la legge e per questo gli erodiani e i farisei decidono di ucciderlo. È per questo che Gesù esce, in un movimento di espulsione ed uscita dalla sinagoga che rende Gesù avvicinabile dalle folle, da chi non conta. Gesù porta con sé verso questi luoghi i suoi discepoli.

Proprio in questi giorni sto ascoltando tante sorelle che si trovano nelle comunità grandi dove vengono accolte le anziane e le ammalate. Sono tra loro per ascoltare la loro esperienza di missione, di ministerialità. E proprio ieri, con un gruppo, è uscita molto forte la testimonianza di come aver seguito la voce di Dio che le chiamava e questo le abbia spinte verso i più poveri, gli emarginati. Seguire Gesù è stato per loro lasciarsi condurre da lui verso le periferie dove nessuno vuole andare. Chi tra i bambini di strada sieropositivi, chi tra le comunità dei Pigmei o di altri gruppi umani, ma marginalizzati in zone di conflitto, nelle baraccopoli delle grandi città, in luoghi deserti degradati dove non si riusciva nemmeno ad arrivare, completamente isolati nelle carceri. E anch’io ho fatto questa esperienza. Gesù, trasgredendo la legge, guarendo di sabato, ha compiuto un gesto che ci ha liberato da una legge a servizio di chi ha potere, sia religioso, politico o economico, e ci spinge a muoverci verso altri luoghi dove la legge che lui porta a compimento attua verso le persone gesti d’amore che hanno, diciamo, che restituiscono la dignità e la vita in pienezza di ogni persona, nessuno incluso.

Andare verso il mare, i poveri, ancora oggi ci chiede di colmare lo spazio tra i luoghi delle nostre celebrazioni, le chiese, e i luoghi dove vivono i poveri. Questo l’ho sperimentato diverse volte. La prima volta è stato particolarmente intenso. Ricordo che ero andata a chiedere di iniziare la pastorale del minore in Brasile e mi è stato risposto dal parroco che era bene non creare una pastorale con i poveri perché queste pastorali non portavano, non potevano sostenere i costi di mantenimento della parrocchia e quindi non era bene inserire questi gruppi nella parrocchia. Ecco, ho fatto questa esperienza di Gesù, sono stata messa fuori dalla realtà, diciamo, del culto istituzionale, ma mi sono sentita profondamente abbracciata in sintonia insieme a Gesù che usciva per restare. Un’esperienza intensa e profonda di condivisione con i poveri. E quando i poveri si avvicinano arrivano tutt’altro che in modo gentile. Anche Gesù ha paura di essere schiacciato in questo momento che chiede ai suoi discepoli di preparare una barca, un luogo dove stare insieme, un mezzo che permetta di navigare sulle acque del male e del caos senza essere inghiottiti. Un mezzo che permetta di lasciarci avvicinare dai poveri, dagli esclusi, dagli emarginati, senza farsi schiacciare dal peso, senza perdere la speranza. La barca, un luogo che costruisce comunità, collaborazione, vicinanza.

Ed è proprio il movimento che siamo chiamati a contemplare oggi dalla parola, un movimento di uscita verso il mare, un movimento che crea distanza e vicinanza, che apre uno spazio che permetta alle folle di andare verso Gesù che è con i suoi discepoli, noi con lui, come in una danza che ha al centro la parola che si fa carne, la parola che trasmette l’amore, la cura di Dio per ciascuno di noi. Gesù si decentralizza per essere con noi, per rimanere con noi, con i semplici poveri tra la folla anonima anche qui oggi e si lascia toccare per curare e liberare dagli spiriti impuri. Quindi seguire Gesù è lasciarsi anche noi toccare dagli impoveriti, da coloro che portano il maggior peso delle ferite inferte dal male, basti pensare a quanto maggiore sia il peso delle conseguenze dei cambiamenti climatici sui più poveri. Anche noi con Gesù sperimentiamo questo timore di essere schiacciati, di non farcela, di non avere energie sufficienti per partecipare a tanto dolore, essere testimoni delle violenze, di tanta ingiustizia e soprusi quotidiani. E la parola di oggi ci dona speranza, ci incoraggia, ci sostiene il cuore e soprattutto ci sostiene nel caos, nelle situazioni difficili e indica il cammino che con Boni ci avrebbe indicato. È che Papa Francesco oggi ci indica: avere il coraggio di andare verso i poveri, i relegati ai margini di un sistema escludente, verso i diversi da noi, in fondo verso Gesù presente tra loro e tra noi. Buona giornata.

Fonte: il sito giovaniemissione.it | Disponibile anche in podcast su Spotify