Emmaus accade ogni giorno.
Dio entra nelle nostre delusioni, nei nostri fallimenti, nei sogni che sembrano spegnersi e nelle speranze che non reggono alla prova della vita. Non resta fuori ad osservare: cammina con noi, nella polvere delle nostre strade, nel peso dei nostri “non ce l’ho fatta”, nelle ferite che non sappiamo nominare.
- Pubblicità -
Eppure non lo riconosciamo.
Perché?
Perché la nostra fede nella sua Resurrezione è spesso troppo piccola. Crediamo che Dio possa fare grandi cose, ma non sempre crediamo che possa farle con noi, nelle nostre storie fragili, nelle nostre giornate stanche.
I discepoli di Emmaus parlavano con Lui, camminavano con Lui… e non sapevano che era Lui. Anche noi spesso camminiamo accanto a questo “straniero” che ci chiede il cuore, ci ascolta, ci interpreta la vita, e non ce ne accorgiamo.
Ma c’è un momento in cui tutto cambia:
quando lasciamo che la Parola ci incendi il cuore.
Quando smettiamo di ascoltarla per dovere e cominciamo ad ascoltarla per vivere.
È allora che le nostre strade grigie diventano vie di riconoscimento, ed Egli si rivela nello spezzare il pane della nostra quotidianità.
- Pubblicità -
La domanda allora è semplice e bruciante:
Come stiamo camminando ogni giorno con questo straniero?
Come lo ascoltiamo?
Gli permettiamo di incendiare il cuore o restiamo ripiegati sui nostri fallimenti?
Emmaus non è un luogo del passato.
È il luogo dove Dio ci sorprende oggi, mentre ci sembrava che tutto fosse finito.
E da lì ci rimette in cammino, più vivi, più veri, più risorti.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
