IL PROFETA CHE NON PUOI MANIPOLARE
Il Vangelo di oggi ci mette davanti a due verità scomode.
La prima: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria».
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Finché il profeta dice ciò che vogliamo sentirci dire, lo applaudiamo. Finché ci consola, ci conferma, ci dà ragione, lo consideriamo una persona illuminata. Ma quando la sua parola comincia a toccare le nostre contraddizioni, le nostre ipocrisie, le nostre zone d’ombra… improvvisamente quel profeta diventa scomodo.
E allora arriva la seconda verità del Vangelo: la folla è ondivaga.
Prima si meraviglia delle parole di grazia di Gesù. Poco dopo vuole gettarlo giù dal monte.
Perché? Perché Gesù ha smesso di essere quello che loro volevano che fosse. Ha smesso di compiacerli. Ha messo davanti ai loro occhi una verità che non potevano più addomesticare.
È così anche nelle nostre relazioni.
Possiamo essere amati finché confermiamo l’immagine che gli altri hanno di noi. Ma quando diciamo un «no», quando mettiamo un confine, quando smascheriamo una contraddizione, quando non ci lasciamo manipolare, possiamo passare rapidamente dall’essere “bravi” all’essere “cattivi”, dall’essere stimati all’essere rifiutati.
Questo è il destino della parola profetica.
Il profeta non è colui che dice ciò che la gente vuole sentirsi dire. È colui che, illuminato dallo Spirito, dice ciò che la gente ha bisogno di ascoltare.
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Per questo il vero profeta non può essere né comprato, né addomesticato, né manipolato. Non cambia la verità per conservare il consenso. Non annacqua il Vangelo per non perdere persone. Non modifica la Parola per essere accettato.
Gesù non è un profeta “malleabile”.
È la Verità che cammina in mezzo agli uomini.
E la verità, quando entra davvero nel cuore, non sempre accarezza: qualche volta ferisce, smaschera, scomoda, chiede conversione.
E qui il Vangelo diventa una domanda per ciascuno di noi:
Io amo davvero la verità oppure amo soltanto chi mi dà ragione?
Perché è facile applaudire Gesù quando parla di grazia. È molto più difficile accoglierlo quando la sua Parola mette in discussione le nostre certezze, le nostre pretese e il nostro modo di trattare gli altri.
La folla di Nazaret ci rappresenta.
Possiamo innalzare qualcuno sul piedistallo e abbatterlo appena non risponde più alle nostre aspettative.
Ma il profeta evangelico non vive del nostro consenso.
Continua il suo cammino.
Come Gesù: passa in mezzo alla folla e si mette in cammino.
Perché chi appartiene alla Verità non ha bisogno di essere approvato da tutti per continuare a essere fedele alla propria missione.
E forse oggi il Vangelo ci chiede proprio questo:
Non cercare un profeta che puoi manipolare. Cerca una parola che possa convertire il tuo cuore.
Perché il vero profeta non è quello che ci fa stare sempre bene.
È quello che ci impedisce di mentire a noi stessi.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
