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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 3 agosto 2026

La parte più provocatoria di questo Vangelo è 

che Gesù è stato lui a mandare i discepoli nella tempesta. Non è stata una loro imprudenza. Il testo dice che li “costrinse” a salire sulla barca. Questo significa che anche quando siamo dentro una prova possiamo trovarci esattamente nel luogo in cui Dio ci ha chiesto di essere.

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La tempesta non è il segno dell’assenza di Dio. È spesso il luogo in cui impariamo a riconoscere il suo volto.

I discepoli, però, quando Gesù arriva, non lo riconoscono. Lo scambiano per un fantasma. Ed è quello che facciamo anche noi: ci costruiamo un “fantasma di Dio”, un Dio che punisce, che pretende, che spaventa, che arriva solo per giudicare. Invece il primo messaggio del vero Dio è sempre lo stesso: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»

Poi c’è Pietro. Ha il coraggio di uscire dalla barca, ma affonda quando sposta lo sguardo da Gesù al vento. Le onde non lo fanno cadere: è la paura. La paura è il grande nemico della fede. Non distrugge Dio, ma lentamente spegne la nostra fiducia in Lui.

Eppure Gesù non rimprovera Pietro perché è affondato. Lo afferra per mano. Solo dopo gli domanda: «Perché hai dubitato?» Prima salva, poi educa. Così fa Dio con noi.

La domanda che questo Vangelo ci lascia è scomoda: che cosa sta guidando oggi la mia vita: la fede o la paura? Perché quando è la paura a decidere, restiamo chiusi nella barca. Quando invece ci fidiamo di Cristo, anche in mezzo alla tempesta possiamo camminare sull’acqua. Non perché siamo forti, ma perché la sua mano è sempre tesa verso di noi.

Quali tempeste ho attraversato pensando di essere solo…invece Dio era con me? 

Quanto mi fido di Dio?

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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