Il segno di Giona è uno schiaffo alla nostra incredulità.
La folla chiede a Gesù una prova, un miracolo, qualcosa di straordinario che dimostri la sua identità. Ma Gesù sorprende: non concede segni. Non perché non possa farli, ma perché non servono a chi non vuole davvero credere.
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L’unico segno che offre è quello di Giona: la predicazione che converte.
A Ninive bastò una parola, una voce straniera e scomoda che chiamava alla conversione… e un popolo intero cambiò vita.
Noi invece abbiamo molto di più:
abbiamo il segno immenso della Risurrezione, eppure spesso restiamo increduli, tiepidi, in attesa di qualcosa di sensazionale che ci convinca.
La fede non nasce dai miracoli, ma dall’ascolto.
Dalla Parola che scende, ferisce, consola, giudica e ricrea.
È la Parola sapiente di Giona, di Salomone, dei profeti… e soprattutto di Cristo, Parola fatta carne.
Il vero miracolo non è vedere qualcosa, ma lasciarsi convertire.
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Il segno di Giona oggi ci provoca:
non hai bisogno di nuove prove, hai bisogno di un cuore nuovo.
E questo nasce quando ti fermi, ascolti davvero, e permetti alla Parola di cambiare la tua vita.
Forse il problema non è che Dio non dà segni…
È che noi non vogliamo ascoltarli.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
