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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 23 luglio 2026

Rimanete in me e io in voi“.

Ci piace sentirci tralci fecondi, attaccati a una vite che è Dio, forti della linfa dell’amore che ci attraversa. Ma quando arriva la potatura, iniziamo a protestare. La potatura fa male. Taglia via. Toglie. E noi spesso viviamo la fede come un aggiungere, non come un lasciare.

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Eppure, per rimanere nell’amore, bisogna saper perdere qualcosa.

Non è sentimentalismo: l’amore vero comporta rinunce, scelte, silenzi, tagli.

Dio Padre, come un vignaiolo sapiente, viene a tagliare ciò che in noi è secco, sterile, doppio, apparente.

Quali potature dobbiamo accettare per rimanere nella vite?

Tagliare le relazioni che ci allontanano da Dio, anche se sembrano affetto. Non tutto ciò che “fa bene” ci fa davvero bene.

Potare l’attivismo sterile, anche quello “pastorale”, quando ci impedisce di dimorare nel silenzio dell’Incontro.

Recidere l’orgoglio spirituale, che ci fa credere di essere indispensabili, giusti, migliori degli altri.

Tagliare le parole superflue, quelle che feriscono, confondono, manipolano. Un tralcio fecondo non urla: nutre.

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Potare i rimpianti e le paure, che non vengono dalla vite ma dai nostri fantasmi interiori.

La potatura è il linguaggio dell’amore vero.

Dio non pota per punire, ma per liberare. Ci vuole essenziali. Leggeri. Totalmente uniti a Lui.

La vera domanda allora oggi non è: “Sono attaccato alla vite?”, ma piuttosto: “A cosa sono ancora attaccato che impedisce alla linfa di Dio di scorrere in me?”

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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