Il rimprovero di Gesù ai discepoli oggi attraversa i secoli e arriva dritto al nostro cuore.
Perché il punto non è la loro ignoranza, ma la nostra.
I discepoli hanno camminato, mangiato, pregato con Gesù. Hanno visto miracoli, ascoltato parole di vita… eppure non hanno capito Chi fosse veramente. Non hanno riconosciuto nel volto del Figlio il volto del Padre.
Erano vicini, ma non presenti.
Erano accanto, ma non dentro.
E oggi?
Non stiamo forse anche noi con Gesù — nelle Messe, nelle preghiere, nelle opere — senza riconoscerlo davvero?
Quante volte viviamo una fede “di prossimità” ma non “di profondità”.
Quante volte ci basta “stare nel gruppo di Gesù” senza assumere il suo stile, il suo cuore, la sua misericordia.
Gesù rivela il Padre… attraverso le opere
Non con discorsi complicati, ma con gesti che svelano il DNA di Dio:
– rialza il caduto,
– perdona chi sbaglia,
– si ferma con gli scartati,
– restituisce dignità agli ultimi,
– ricrea la vita dove la vita è spezzata.
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In Lui il Padre si fa visibile, toccabile, respirabile.
“Chi crede in me farà anch’egli le opere che io compio”
Davvero ci crediamo?
O pensiamo che sia un linguaggio poetico, da lasciare al Vangelo senza toccare la nostra agenda quotidiana?
Perché Gesù non parla ai supereroi della fede.
Parla a noi.
E ci dice che credere in Lui significa entrare nel movimento del Padre, diventare trasparenza della sua misericordia nel mondo.
Allora la vera domanda oggi è: In che cosa, nella mia vita concreta, il Padre può essere riconosciuto?
Nelle mie parole?
Nel modo in cui tratto le persone?
Nel coraggio con cui perdono?
Nella misericordia che so donare?
Nel tempo che dedico agli ultimi?
Nello sguardo che porto sulla fragilità degli altri?
Forse la nostra fede si misura semplicemente così: se qualcuno guarda noi, può intravedere il Padre?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
