p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di domenica 3 maggio 2026

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UNA VITA CHE TOGLIE IL FREDDO

V di Pasqua – Gv 14,1-12

Io sono la via, la verità, la vita.

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Tre parole che sono preghiera allo stato puro. Gesù non dice io “conosco” la verità e ora ve la insegno, vi snocciolo un bell’elenco di nozioni; ma io “sono” la verità. Una verità fatta di carne, ieri baciata, e poco dopo straziata.

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Come io vivo è verità vivente, come io mi comporto è verità vissuta. Guardate come faccio con i piccoli, con le donne, con i poveri cristi e con i Pilato di turno; con gli uccelli e con i fiori del campo, con il Padre e l’ultima pecora.

La sua è una vita che toglie il freddo, che toglie l’indifferenza e la mediocrità del vivere.

Penso alla etimologia della parola verità, che ha la stessa radice del termine primavera in latino (ver-veris). Verità indica la vita che germoglia e mette le sue gemme; una stagione che riempie di fiori e di verde e di pollini l’aria. Così tanti che non tutti saranno fecondi, non tutti diventeranno miele, ma almeno profumeranno l’aria con le loro carezze. La verità indica ciò che fa fiorire le vite e non le mortifica, come fa la primavera, “la fioritura dell’essere” (R. Guardini).

Da anni vivo in un convento antico, tra il torrente e la collina, tra il bosco, l’uliveto, il vigneto e i prati. Salgo sul colle e e la poesia si fa preghiera: «Tu sei per me ciò che la primavera è per i fiori» (G. Centore).

Gesù è la primavera del cosmo e noi ne siamo l’estate che porta a maturazione spighe e grappoli e semi di vita: «il nostro cuore è un pugno di terra atto a dare vita ai tuoi germi, Signore» (p. G. Vannucci).

In Friuli abbiamo un termine molto suggestivo per dire primavera: la “viarte”, che letteralmente vuol dire l’apertura, vita che si apre, finestre e porte spalancate che invitano a non sentirsi allo stretto.

E qui si illumina la seconda parola forte di Gesù oggi: Io sono la via. Non ha detto: sono la meta e il punto di arrivo, ma la strada, l’apertura, l’onda che fa uscire, viaggio che fa alzare le vite e le vele, perché un primo passo è sempre possibile. Sempre e per tutti, e il punto di arrivo è la casa del Padre. I primi cristiani avevano il nome di Quelli della via (Atti 9,2), quelli che hanno sentieri nel cuore, che percorrono le strade che Gesù ha inventato, che camminano chiamati da un sogno e non si fermano. E se cadono si rialzano, e se sbagliano strada, Dio ricalcola il percorso.

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Terza parola è “vita”. Io sono la vita, io faccio vivere. Sono la vita che si oppone alla pulsione di morte, di violenza, di autodistruzione che nutriamo dentro di noi.

Come cristiani affermiamo che il nostro segreto non è in noi, è oltre noi; che è una cosa sola con il mistero di Dio. Un Dio che non è ai margini della nostra vita ma va cercato al centro stesso della vita (Bonhoeffer).

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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