Gesù guarisce un paralitico… ma il miracolo inizia molto prima: inizia con quattro amici che non si arrendono.
Il Vangelo di oggi ci mette davanti due mondi opposti.
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Da una parte c’è la fede concreta, quella che non parla ma agisce: quattro amici che, pur di portare il paralitico da Gesù, scoperchiano un tetto. Non è solo un gesto generoso: è intercessione pura, è amore che si fa ponte, è fede che si arrampica pur di far arrivare qualcuno al Signore.
Dall’altra parte ci sono i farisei, immobili nella loro paralisi interiore. Non vedono il bene, non vedono la misericordia, non vedono la vita che rinasce davanti ai loro occhi. Cercano il cavillo, la critica, il sospetto. È la falsità di chi difende la legge ma non sa più riconoscere Dio quando si manifesta.
E noi?
Chi stiamo portando a Gesù oggi?
Chi sono i nostri “paralitici nella fede”: persone scoraggiate, deluse, scandalizzate, ferite, indifferenti… che avrebbero bisogno solo di qualcuno che creda per loro, anche quando loro non ce la fanno più?
E soprattutto: quali sono i quattro aiuti che ci portano a incontrare Gesù, nostro liberatore e guaritore?
Possiamo vederli così:
La Parola – rompe i tetti delle nostre paure e ci apre un varco verso la luce.
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La preghiera perseverante – è la corda che ci cala davanti al Signore.
La comunità – i fratelli e le sorelle che ci sostengono quando da soli non ci muoveremmo.
La carità concreta – che ci fa toccare la misericordia di Dio nelle ferite degli altri e nelle nostre.
Questi sono i quattro “amici” che ci portano a Gesù ogni giorno.
E allora la provocazione di questo vangelo è semplice:
Stiamo vivendo come amici che portano, o come farisei che giudicano?
Siamo gente che apre tetti, o gente che costruisce muri?
Perché il miracolo accade quando qualcuno ha il coraggio di avvicinarci a Cristo, anche a costo di scombinare i tetti della nostra vita.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
