Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 19 maggio 2026

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Vangelo del giorno di Gv 17,1-11a

Padre, glorifica il Figlio tuo.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

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Parola del Signore.

Hanno fatto un lungo cammino, gli apostoli, da quando hanno seguito quel curioso falegname improvvisatosi profeta e rabbino fino a qui, dopo l’ultima cena, a raccogliere le parole, il testamento del loro Maestro.

Ascolta il commento

Prima incuriositi dalla semplicità e dall’autorevolezza del suo annuncio e delle sue riflessioni, poi stupiti dai prodigi che compiva, sono cresciuti nel capire che le parole che Gesù pronuncia non sono figlie di una grande sensibilità spirituale, di una inattesa capacità dialettica, di una eccezione mistica, ma sono parole che provengono da Dio, direttamente dal cuore di Dio e donate agli uomini che le accolgono, ai discepoli.

Ecco, ora hanno capito, stanno capendo, qual è il legame tutto particolare che lega Dio e Gesù, un’intimità mai fino ad allora raccontata.

Seguendo Gesù hanno scoperto la vita eterna, l’hanno sperimentata.

La vita di Dio, l’Eterno, che ha permesso loro, attraverso Gesù, una nuova e più radicale comprensione delle parole della Scrittura.

Abbiamo fatto un lungo cammino, anche noi, da quando abbiamo seguito un qualche cristiano credibile che parlava di Gesù e del Vangelo con gioia, simpatia, profondità, verità.

Ci siamo avvicinati anche noi a quel gruppo, a quel prete, a quella comunità, a quell’autore spirituale e, imparando a pregare, a meditare la Parola, ad accogliere la vita come un dono facendola diventare un dono, abbiamo sperimentato la vita di Dio, l’Eterno.

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Tanta strada dobbiamo ancora compiere ma sappiamo che direzione prendere, dove andare.

Tocca a noi, ora, camminare.

Gesù prega per i suoi discepoli, chiede al Padre di custodirli nel suo nome.

Nome che è io ci sono, io sono presente, come rivelato sull’Oreb a Mosè e che continuamente siamo chiamati a invocare.

Tocca a noi, ora camminare, dimorando nell’Amore, lasciandoci amare, imparando e scegliendo di amare.

E per noi chiede unità, che è capacità di trovare ciò che unisce, di scoprirci uniti nell’unico desiderio di Dio, attraverso la diversità che è ricchezza, evitando di farci dividere da logiche mondane.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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