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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 14 ottobre 2026

POVERI VOI, QUANDO L’APPARENZA PRENDE IL POSTO DEL CUORE.

Gesù oggi non usa mezze misure. I suoi «guai» sono un grido: poveri voi! Non sono una maledizione, ma una denuncia che vuole scuotere le coscienze.

E con chi ce l’ha? Con i farisei e i dottori della Legge, la crema dello staff religioso del tempo. Gente che conosce la Scrittura per filo e per segno, che osserva minuziosamente le regole, ma che ha perso di vista l’essenziale: la giustizia e l’amore di Dio.

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Si può conoscere Dio senza conoscerne il cuore!

L’ipocrisia è proprio questa: essere impeccabili fuori e lontani da Dio dentro. Ci fa sentire migliori degli altri, ci mette sempre al primo posto e ci fa desiderare l’applauso della gente. Abbiamo bisogno di essere riconosciuti, stimati, salutati, ammirati. E intanto il cuore si riempie di orgoglio.

Gesù usa un’immagine durissima: sepolcri invisibili. Da fuori nessuno si accorge di ciò che nascondono, ma dentro c’è morte. L’ipocrisia è una morte che si traveste da santità. E prima o poi puzza!

Ma non è finita. C’è un’altra forma di ipocrisia ancora più subdola: imporre agli altri pesi che noi non siamo disposti a portare. Pretendere dagli altri ciò che noi non viviamo. Giudicare senza conoscere la fatica di chi abbiamo davanti. Applicare la legge senza lasciarci interrogare dalla misericordia.

E quando qualcuno ci mette davanti alla verità, ci offendiamo. Proprio come il dottore della Legge del Vangelo, che si sente chiamato in causa dalle parole di Gesù.

Ma perché ci offendiamo? Forse perché la verità ci tocca nel punto in cui non vogliamo essere toccati.

E adesso la provocazione riguarda noi.

Quante volte, anche nella Chiesa, siamo più preoccupati di difendere le regole che di comprendere le persone? Quante volte giudichiamo chi sbaglia, dimenticando quanta misericordia Dio usa con noi? Quante volte pretendiamo dagli altri una perfezione che non siamo capaci di vivere?

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Possiamo conoscere tutte le Scritture, pregare ogni giorno, partecipare alle celebrazioni e perfino parlare in nome di Dio. Ma se non impariamo ad amare come ama Lui, rischiamo di diventare esperti di religione e analfabeti di misericordia.

E allora sì, siamo dei poveracci! Non perché siamo fragili o peccatori, ma perché possiamo avere Dio sulle labbra e tenerlo fuori dal cuore.

La domanda, oggi, non è se siamo capaci di riconoscere gli ipocriti intorno a noi. È molto più scomoda:

E se l’ipocrita che Gesù vuole smascherare fossi proprio io?

Perché il Vangelo non ci è dato per giudicare gli altri, ma per permettere a Dio di mettere a nudo le nostre falsità e restituirci un cuore capace di misericordia.

La santità non è sembrare giusti davanti agli uomini. È lasciarsi trasformare dall’amore di Dio, anche quando nessuno ci guarda.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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