Nicodemo continua a non capire. Parla con Gesù, lo ascolta, lo ammira… ma resta fermo sulla logica della carne, del calcolo, della spiegazione razionale. Vuole capire prima di credere.
Gesù allora gli rivela il cuore della vita nuova: “Bisogna rinascere dall’alto”, cioè fare quello che noi non vorremmo mai fare: morire a noi stessi.
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Non è poesia spirituale. È il passaggio concreto tra un io che vuole controllare tutto e lo Spirito che vuole guidarci dove noi non andremmo mai.
Gesù lo dice con chiarezza: prima di risorgere, dovrà morire.
E anche noi, ogni giorno, siamo chiamati allo stesso movimento:
morire alle pretese, alle sicurezze, ai giudizi, alla mania di avere ragione, al bisogno di apparire…
perché solo il seme che muore porta frutto.
Il paradosso è che spesso facciamo i maestri delle cose che sappiamo, delle verità che ripetiamo, delle dottrine che conosciamo bene…
ma restiamo principianti nella nostra conversione.
Esperti di teologia, ma analfabeti di umiltà.
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Competenti nel parlare di Dio, ma incapaci di lasciarci trasformare da Lui.
E allora la domanda diventa personale e tagliente:
Di cosa devo morire oggi perché lo Spirito possa far nascere in me qualcosa di nuovo?
Quale parte del mio io resiste, frena, si oppone?
Perché finché non muoio a quella parte, resterò come Nicodemo:
vicino a Gesù… ma senza rinascere.
Lo Spirito soffia – ma soffia dove vuole.
Il problema non è il vento.
Il problema è se io ho il coraggio di lasciare che il mio io smetta di comandare.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
