Gesù oggi pronuncia parole che sconcertano: «Tra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista».
Eppure Giovanni non ha compiuto miracoli, non ha fondato scuole, non ha cercato seguaci, non ha goduto di alcun potere. Vive nel deserto, mangia cibo povero, veste di ruvida pelle. E soprattutto: sa farsi da parte.
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La sua grandezza non è in ciò che fa, ma in ciò che rinuncia ad essere.
Il Battista è grande perché accetta di essere piccolo. È grande perché non occupa il centro. È grande perché indica un Altro e non se stesso.
La grandezza spirituale inizia dove smette il bisogno di apparire
Giovanni non gioca a impressionare, non costruisce immagine, non si mette in posa.
Nel nostro tempo in cui tutto si misura in visibilità, risultati, numeri, Giovanni grida:
«Non conti tu: conta Cristo».
È una liberazione enorme… e una ferita per la nostra vanità.
L’umiltà non è sminuirsi: è lasciar passare la luce.
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L’umile è colui che non ruba la scena. Che non mette la mano davanti al sole. Che non confonde la propria missione con la propria identità.
“Il Regno subisce violenza”: solo i decisi entrano.
La parola di Gesù è dura: il Regno non si prende con la passività.
Solo chi ha il coraggio di spogliarsi entra.
La violenza di cui parla Gesù è una decisione interiore.
L’umiltà è un’arma potente, l’unica capace di aprire il cielo.
Noi siamo più simili al Battista… o a coloro che aspettano un Messia costruito su misura, che esalti le loro pretese?
Forse la conversione che ci è chiesta oggi è molto semplice… e molto radicale:
lasciare che Dio sia Dio.
Lasciare che Gesù prenda il centro della scena.
Lasciare che la nostra vita diventi dito puntato verso di Lui, non vetrina personale.
Perché la vera grandezza, quella che resiste al tempo e parla al cuore degli uomini, non è brillare.
È far brillare Cristo.
Sr Palmarita Guida
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
