Mentre prego sulle letture della XXVII domenica del Tempo Ordinario, mi risuona dentro una domanda che mi รจ stata rivolta qualche settimana fa: ยซMariangela, in tutta questa morte, in questa violenza, vedendo i bambini morire uno dopo lโaltro a Gaza, dimmiโฆ dovโรจ Dio?ยป.
E sono molti a chiederlo. Come puรฒ il Signore della vita restare inerme. Come puรฒ permettere che addirittura nel suo nome qualcuno uccida bambini innocenti, per bombe o per fame!
E poi ecco, nella Prima lettura, un profeta, Abacuc, che con coraggio rivolge questa domanda proprio a lui, al Signore e creatore del mondo: ยซFino a quando, Signore, alzerรฒ a te il grido: โViolenza!โ, e non ascolti? Perchรฉ mi fai vedere lโiniquitร e resti spettatore dellโoppressione?ยป. E ancora, in un versetto non riportato nel brano della Prima lettura: ยซTu, dagli occhi cosรฌ puri, perchรฉ vedendo i perfidi taci, mentre il malvagio ingoia chi รจ piรน giusto di lui?ยป.
Credetemi, resto interdetta.
E penso a quanti tra noi stanno rivolgendo a Dio queste domande.
Ma penso anche a quanti stanno sollevando le spalle pensando che in fondo sia tutto inutile: inutile interpellare Dio, visto che una terra e i suoi abitanti viene falciata proprio in suo nome, inutile puntare su una cosa come la preghiera quando le guerre sono decise dalla geopolitica.
Eppure, cโรจ un pensiero costante che mi attraversa: โCredi, Mariangela, credi anche nellโimpossibile. La fede puรฒ davvero spostare le montagneโ.
Ed eccoci. Eccoci qui, oggi, guidati da queste letture, quasi fosse una rispostaโฆ ยซIl giusto vivrร per la sua fedeยป, dice Dio al profeta. E quando gli apostoli, invitati da Gesรน a puntare in alto nelle scelte, gli chiedono di accrescere la propria fede, lui offre come parametro di grandezza il piรน piccolo tra i granelli esistenti in natura. Quasi a dire che la vita per fiorire non ha bisogno di grandezza, ma di fiducia, di affidamento.
Il profeta, e noi con lui, puรฒ vedere Dio allโopera solo credendo, solo affidandosi, solo coltivando la certezza interiore che la sua vita si compirร , sorgerร , salverร .
Ma la fede non รจ una botta di fortuna.
ร il dono che ci รจ stato dato e che ha bisogno di cura costante per essere ravvivato.ย Non รจ Dio a spegnerlo o a riaccenderlo.ย E Paolo, nella seconda lettura, su questo รจ chiaro. A Timoteo raccomanda con forza di ravvivarlo. E per noi che sappiamo di averlo ricevuto รจ una responsabilitร personale.
La fede รจ un dono tanto prezioso quanto fragile.
ร come avere tra le mani un germoglio. Ha un potenziale infinito ma per crescere e diventare capace di frutto ha bisogno di una cura e attenzione quotidiana, ha bisogno di essere nutrito. Cosรฌ la fede. Ed รจ fondamentale farlo.
Colui che vive di fede, e di una fede adulta, matura, di una fede madre, รจ una persona capace di vedere, in profonditร e lontano.
ร capace cioรจ di leggere dentro le situazioni, dentro le persone e trovare anche nel buio o nelle profonditร piรน irraggiungibili scie di luce, frammenti di vita da ricomporre.
Allo stesso tempo, colui che vive di fede รจ capace di guardare oltre, di scoprire orizzonti nuovi, mete nuove, prospettive nuove quando tutti, o almeno molti, preferiscono abitare la piรน rassicurante propria casa, proprio quartiere, propri confiniโฆ cioรจ le proprie convinzioni, le certezze giร raggiunte, il benessere piรน prossimo.
Colui che vive una fede madre ha occhi che vedono, ha un cuore che implora e punta a convincere anche Dio. Vede il dolore del mondo e di ogni singola persona, si accorge dellโingiustizia, ascolta le lacrime, e con coraggio grida a Dio: violenza! Ma vede anche lโalba, vede Dio allโopera e sa di poter attendere la risurrezione, e sa di dover essere la sentinella che indica il sorgere del giorno nuovo, e sa di dover sostenere lโattesa.
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In tutto questo non cโรจ nulla di straordinario.
ร semplicemente la vita che un discepolo del Vangelo puรฒ vivere per far vivere.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
