XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. ANNO C
La Chiesa è nel mondo come “un gelso trapiantato e gettato nel mare”, rivela l’impossibile che va al di là delle leggi della natura. Come può un albero mettere radici nell’acqua? Non si è mai visto. Così, i cristiani nel mondo mostrano l’amore e l’unità che superano il limite della carne peccatrice.
Dio infatti, ha consegnato se stesso alla corruzione del sepolcro che attende la natura, per deporvi l’incorruttibilità della sua vita divina. Ha dato suo Figlio alla morte che ghermisce ogni istante della nostra storia, per distruggerla con il suo amore. Con il perdono della sua croce ha neutralizzato il veleno mortale del demonio, e “la fede” ha bussato alla porta dell’umanità.
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Essa è il dono offerto a ogni uomo perché possa appoggiarsi all’amore di Dio e sperimentare il “trapianto” di un cuore nuovo, come il “gelso” strappato alle grinfie di una terra ormai corrotta e “trapiantato” nel mare.
Il gelso palestinese ha radici così profonde da resistere perfino alle tempeste più impetuose, come le nostre, così profondamente attaccate ai peccati, ai criteri, al crederci nella verità e dalla parte della ragione. E’ necessario un intervento molto forte per strappare le radici, quello che solo può la fede adulta.
La fede di Cristo oggi davanti a te e a me, radicati in quel giudizio che nessuno ha potuto cancellare; o a quel turbamento per un fatto che non riusciamo a capire e che ci sembra assurdo. E’ assurdo, sì, irragionevole, e stiamo lottando da una vita per cambiarlo, inutilmente.
Ebbene oggi il Signore viene e ci dice di “trapiantarci” nel mare; esso è immagine della precarietà che odiamo, a differenza della terra che sembra darci sicurezza, mentre ci assorbe sempre più nella corruzione. E cerchiamo in essa, nonostante i fallimenti, quella pace che non ci ha dato e non ci darà.
Per questo Gesù oggi ci chiama a lasciarci chiamare sino a mettere le radici in Lui; forse, scenderanno in un mare che non lascerà vedere nulla, non potremo controllare e condurre la nostra vita, ma sperimenteremo la pace vera: istante dopo istante, mai assicurata, ma certa, proprio perché impossibile alle nostre forze e alla nostra ragione. In mare aperto con Lui, abbandonati al suo amore, stretti sulla sua Croce.
Per questo il mare è anche immagine del seno materno della Chiesa, il fonte battesimale dove un figlio di Dio può rinascere, vivere e crescere nella misericordia: un uomo salvato dalla morte, che vive laddove la natura lo impedirebbe. Un uomo rigenerato che ama oltre la barriera del rancore e della gelosia.
Anche tu ed io siamo stati “trapiantati” nel regno di Gesù. E’ Lui il “gelso” che ha steso le sue radici nel mare della morte, per elevarsi sino al cielo della vita. E’ Lui il l’albero trapiantato dalla terra al mare, in un miracolo che ha fatto risplendere la vita laddove non era possibile, nel mezzo della morte e del peccato.
Con Lui possiamo allora entrare nel mistero della Pasqua che trasforma anche la nostra morte in vita, che accende la “fede” capace di compiere opere di vita eterna, ben al di là della natura.
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