Ci sono volte in cui noi credenti siamo davvero straordinari. Preghiamo, supplichiamo, chiediamo a Dio in ogni modo che si diffonda la pace sulla terra, che ci siano costruttori di bene, che la carità, la misericordia, il perdono siano atteggiamenti più diffusi tra noi.
Poi però, quando questo accade, nascono i problemi. Diciamocelo a bruciapelo: è molto più facile riscontrare o provare gelosia verso qualcuno migliore di noi che gioia per quello che questa persona è e opera. Accadeva anche a chi era accanto a Mosè. Accadeva a chi era accanto a Gesù. Accade a volte anche a noi. Anzi, potremmo dire con grande onestà che la gelosia è forse un vero e proprio cancro delle nostre comunità ecclesiali, parrocchie, movimenti, associazioni, comunità religiose.
Troppe volte i doni di qualcuno – che poi cristianamente si chiamano carismi, e sono dati da Dio – diventano pietra di inciampo: ci si preoccupa di arginarli, a volte anche di bloccarli, spesso li si mette in cattiva luce, senza pensare che un dono è dato da Dio a beneficio di tutti, e ignorarlo o peggio rifiutarlo impoverisce tutti e ci rende responsabili davanti a Dio.
Nella prima lettura, il libro dei Numeri è chiaro: Mosè viene depotenziato. Il Signore tolse parte dello Spirito che era su di lui e lo pose su altri; e questi profetizzano. Nel Vangelo qualcuno scaccia demòni in nome di Gesù, e qualcuno è un tale che Gesù non ha né chiamato né inviato. Ma mentre Giosuè e i discepoli reagiscono con rigore, correttezza e secondo buon senso, Mosè e Gesù ci riportano al cuore di Dio.
E noi non possiamo che essere travolti da una domanda: perché scandalizzarsi per il bene? Perché stracciarsi le vesti, gridare allo scandalo se sta operando il bene? E se questo qualcuno è una persona differente da chi avremmo pensato o da chi ci saremmo aspettati, o diverso da noi, dal nostro gruppo, dalla nostra comunità, dalla nostra parrocchia? Perché ci scandalizziamo, ci arrabbiamo, o peggio denigriamo chi, credendo nel bene, lo sta realizzando solo perché sta fuori dai nostri solchi?
Scandalo dagli effetti pesanti è ferire, colpire, trascurare i piccoli. Che non sono solo i bambini, ma gli inermi, i fragili, i senza protezione, i senza acqua, senza casa, senza pane, coloro che vengono colpiti ingiustamente (e fatti fuori), anche dalla nostra gelosia. Di questo dovremmo scandalizzarci, perché questo scandalizza anche Dio.
Con coraggio, oggi, mettiamoci dalla parte del bene, difendiamolo, e difendiamo chi lo opera, anche con fatica. Fermiamo le nostre mani, la nostra lingua, i nostri pensieri, le nostre azioni se feriscono il bene, se colpiscono l’innocente, se deturpano la vita.
Il bene incontri sempre la nostra amicizia.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
