ยซCโera un uomo ricco, e poi cโera un povero di nome Lazzaroยป.
ร cosรฌ che inizia il Vangelo della XXVI domenica del Tempo Ordinario. ร cosรฌ che inizia un racconto che Gesรน rivolge in modo esplicito ai farisei. E lo fa subito dopo aver speso parole poco tenere nei loro confronti: ยซVoi sieteยป, aveva detto loro, ยซquelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuoriยป.
E indubbiamente i loro cuori erano pieni di alcune convinzioni non cosรฌ universali e inclusive, una tra tutte: la ricchezza. Era un esplicito segno della benedizione di Dio cosรฌ come la salute. Ricchezza e salute non erano altro che unโovvia conseguenza di una vita โpuraโ, fedele al Dio della legge e dei precetti. Ma per loro era vero anche in senso opposto: lebbra, cecitร , malattie, miseria non potevano essere altro che segni chiari di colpe, impuritร , disobbedienze, proprie o ereditate da generazioni precedenti.
I farisei, uomini colti e arguti, sembra che abbiano anche una certa capacitร di sbeffeggiare il prossimo, soprattutto rabbi o profeti a loro non allineati, o addirittura rivoluzionari come Gesรน.
Ed รจ a loro che Gesรน inizia a raccontare una storia, una storia scomoda, che in qualche modo capovolge dei riferimenti rassicuranti per tutto il popolo e convinzioni che tengono al sicuro i ricchi e i potenti, e che dimostrano al popolo dei poveri e degli sfortunati che alla fine nella vita ognuno ha un poโ quello che si merita, e piรน che accettare e sopravvivere non si puรฒ fare altro.
Ma, lungi dal continuare a tenere in vita convinzioni che uccidono,ย Gesรน scopre le carte e sceglie di rivelare quanto siano diversi i pensieri di quel Padre, che lo ha mandato nel mondo per distribuire gratuitamente salvezza.
Scopre le carte e fa saltare pesantemente i sistemi. Al punto che il ricco, per quanto abbondantemente benedetto in terra, non sembra ricevere i favori di Abramo, riservati invece al povero Lazzaro, che in vita non aveva fatto che collezionare rifiuti e invisibilitร , oltre a una cospicua dose di miseria.
Ecco, queste letture cosรฌ dirette e radicali oggi a noi cosa dicono?
Cosa dice a noi la preferenza di Abramo che รจ la preferenza stessa di Dio?
Parola e profeti valgono anche per noi oggi, anche per chi tra noi continua a non preoccuparsi della rovina di Giuseppe, dove Giuseppe โ lโinnocente maltrattato e venduto โ รจ immagine di quei popoli e di quei fratelli il cui dolore continua a valere zero, di quei piccoli che vengono costantemente feriti dalle conseguenze di scelte, a volte, troppo individualiste e poco fraterne. E penso anche a forme di individualismo comunitario, scusate lโapparente contraddizione in termini, ma non so esprimerlo diversamente. Penso cioรจ alle scelte familiari, comunitarie, associative, confessionali, religiose, che tutelano i propri affilati a scapito di tutti gli altri.
Abramo oggi ci terrebbe nel suo seno?
Riuscirebbe a generarci alla vita?
Abramo riuscirebbe a insegnarci a essere sorelle e fratelli in umanitร , capaci di cura, custodi della vita fragile, radar rivelatori di nuove forme di invisibilitร umana da abbracciare e a cui donare riconoscimento?
Quanto รจ grande questa sfida!
Ma le parole di Paolo a Timoteo valgono anche per noi e sono una chiara direzione:
evita la bramosia di ricchezze e benessere, lโaviditร , lโingiustiziaโฆ
e tendi costantemente alla fede, alla caritร , alla pazienza e mitezza, alla giustizia e pietร .
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E custodisci il dono che porti nel cuore e che nel Risorto hai ricevuto: lo Spirito della vita, il solo che puรฒ renderti capace di vita.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
