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Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 28 Aprile 2024 per bambini/ragazzi

Domenica 28 Aprile 2024
Commento al brano del Vangelo di: Gv 15, 1-8

È lapidario l’apostolo Giovanni: «Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità», inizia così la seconda lettura, tratta dalla Prima lettera di Giovanni. Amare, questo sembra essere l’obiettivo, la meta. E amore è lo stile che, guardandoci attorno, respiriamo se fissiamo lo sguardo su Gesù di Nazaret e su chi nella storia è stato vero testimone del Vangelo. Amare, questo forse il passo e la scelta più difficile quando il cuore ti suggerisce di seguire lui e la sua parola.

Poi davanti noi, in questa V domenica di Pasqua, si materializza il Vangelo, breve e intenso. Pochi tratti, quasi fossero un dipinto: vite, tralci e un agricoltore. Ma nello stomaco e nel cuore il fuoco vince a scapito della tranquillità. E quella che ci sta davanti non è semplicemente un’immagine, una metafora affascinante e poetica, uno dei mille possibili modi di parlare di Dio.

Vite, tralci e un agricoltore determinato a rendere la sua vite bella e feconda sono una sorta di progetto di vita, di proposta sfacciata, tra l’insolente e lo scomodo.
Vite, tralci e un agricoltore sono l’ennesima possibilità che Dio ci dà per renderci ciò che di fatto potremmo davvero essere: un capolavoro.

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L’agricoltore è Dio. E le letture di questa V domenica di Pasqua non fanno altro che ricordarci quanto sia forte il legame che ci unisce a lui e che rende possibile anche l’impossibile. Dio ha sempre fatto di tutto per salvare, proteggere, riscattare, curare la sua fragile vite, il suo popolo, i suoi figli. Ma ora, per noi, lui va ancora oltre. Non siamo solo la sua vite, ma egli stesso si è fatto vite, lui si è fatto fragilità, tempo, umanità: lui si è fatto noi perché in noi potesse scorrere la sua stessa vita, perché noi potessimo diventare come lui eternità, amore.

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Il dono è grande. Ma il dono è una proposta. È una possibilità da scegliere. È una decisione da vivere.

L’agricoltore c’è. La vite c’è. Ma restare o non restare connessi con lui non è che una scelta. Permettere alla vita di Dio di attraversarci non è frutto di casualità, destino, fortuna, semplice e non voluta predilezione. La vite c’è, ed è rigogliosa, anche quando le tempeste della vita la sferzano. Ha affondato le radici in noi e nulla la sradica dalla nostra umanità. Ma noi dovremmo smetterla di sentirci sempre e solo rametti spezzati dai venti. E se anche fosse, noi possiamo comunque rimanere agganciati alla vite, qualsiasi sia il vento che ci colpisce. Purché lo vogliamo!

La potatura non è un’eliminazione forzata di un “rametto” ribelle, non rispettoso, non allineato con il Catechismo. Chi è agricoltore sa che la vite viene curata, accompagnata, non trascurata. La potatura elimina ciò che è già morto, non ciò che è solo ferito. Ma noi, “rametti feriti”, dobbiamo metterci del nostro perché la morte non ci travolga, perché l’odio, i germi di vendetta, la voglia di farsi i fatti propri – sempre capace di fare capolino quando il mondo ci ha deluso e continua a farlo… – la superficialità, l’autodifesa da relazioni impegnative non diventi il nostro stile di vita. Tutto questo genera non-vita e poi morte. E potatura diventa null’altro se non la ratifica di quanto abbiamo scelto e provocato con le nostre stesse mani.

Rimanere in lui invece è la nostra possibilità di amare, e amare con i fatti, amare tutte le volte in cui l’amore può essere la sola risposta che il mondo vorrebbe ricevere.
L’amore che il Vangelo chiede non è possibile se non ti scorre dentro la vita di Dio.
L’amore che salva tutto e tutti, l’amore che può aprire uno spiraglio di pace anche quando tutto sembra orientato alla guerra, l’amore che credi possa far rifiorire anche il cuore più gelido, l’amore gratuito e liberante è davvero possibile; è, sì, proprio di Dio, ma lui lo ha reso possibile anche per noi… se stretti a lui, alla sua parola, alla sua vita.

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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