Oggi non celebriamo la XXIV domenica del Tempo Ordinario, come potremmo aspettarci. Oggi celebriamo una festa decisamente significativa, e tra cristiani forse anche un poโ divisiva. ร la festa dellโEsaltazione della croce. Ma ovviamente non celebriamo lโoggetto croce, la sua ostentazione. Assolutamente no.
Celebriamo il suo essere segno: segno di un amore che ci spinge oltre, segno di un dono che nessuno avrebbe mai potuto neppure immaginare, segno di un Dio che si รจ fatto talmente vicino a noi e al nostro peccato da unire definitivamente terra e cielo. Noi oggi celebriamo lโamore che โdalla croceโ abbiamo ricevuto.
E nella croce noi contempliamo Gesรน, quale parola definitiva di Dio Padre sul nostro peccato: non una parola di condanna nรฉ di morte. Per ben due volte in due versetti lโevangelista Giovanni ripete: ยซโฆ perchรฉ chiunque crede in lui abbia la vita eternaยป. La parola di Dio sul nostro peccato รจ dono, รจ vita eterna; รจ ciรฒ che abbiamo ricevuto e possiamo continuare a ricevere in Gesรน. Ben piรน della salvezza, che pure nella Prima lettura il popolo riceve dalle mani di Mosรจ: in Gesรน, nel Gesรน crocifisso e risorto, noi abbiamo ricevuto e possiamo ricevere Dio, la vita di Dio, la sua eternitร , il suo Spirito, la sua pienezza. Questo รจ ciรฒ che ci fa vivere, ma รจ anche ciรฒ attraverso cui possiamo far vivere.
La vita che nel Crocifisso ci ha raggiunti non si esaurisce in noi, ma diventa unโirrefrenabile sorgente dโacqua da cui tutte, tutti, ovunque possono attingere. E non ci sembri eccessiva questa affermazione. Se contempliamo la croce, se scegliamo consapevolmente di dire il nostro sรฌ al Maestro crocifisso allora di quella croce dobbiamo imparare le logiche.
La croce rende visibile un incrocio, che potrebbe essere anche un incastro, o un crocevia: orizzontale e verticale si incontrano, terra e cielo si incontrano, Dio e lโuomo si incontrano. ร la croce a renderlo possibile.
Nellโincarnazione Dio si fa uomo, ed รจ lโevento straordinario che ha scosso la storia: Dio si รจ fatto uno di noi.
Ma nella croce รจ accaduto lโimpensabile: Dio ha fatto suo il peggio della nostra natura, ciรฒ da cui noi vorremmo essere liberati: la sofferenza, la condanna, lโincomprensione, la solitudine, la morte. E per questo noi oggi possiamo incontrare Dio, o forse anche solo incrociarlo.
Grazie a quella croce che oggi celebriamo, possiamo sentire che la salvezza non disdegna la fragilitร , che la pienezza non disdegna la morte, ma la attraversa, esattamente come ha fatto Gesรน di Nazaret.
Non so se tutte e tutti noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare davvero il Signore, di sentirci raggiunte dalla sua pienezza, salvate, sollevate da suo amore gratuito. Non lo so. Ma se anche ci sentissimo solo incrociate da lui, se sentissimo di averlo percepito quasi per sbaglioโฆ se non sapessimo dare senso o profonditร alla sua presenza nella nostra storiaโฆ
Behโฆ tutte, tutti noi, oggi possiamo guardare la croce, qualsiasi croce e dirci che cโรจ un Dio che per amore, e solo per amore, si รจ offerto e si offre per noi: non chiede contraccambio, non impone dazi, non ha bisogno di nessuna dimostrazione di fedeltร , nรฉ di prove da superare.
Lui รจ per noi, รจ dalla nostra parte; tifa per noi, non si scandalizza dei nostri pensieri, ci conosce fin nelle profonditร di noi stessi e non vorrebbe altro che riconsegnarci ogni giorno alla vita.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
- Pubblicitร -
