La parabola di Maria Maddalena – l’apostola saldamente “turrita” – si distende tra due annunci che scandiscono la sua trasformazione. Da un lato, il grido della perdita: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» (Gv 20,2). Dall’altro, l’annuncio di una nuova presenza: «Ho incontrato il Signore!» (Gv 20,18).
In mezzo c’è la ricerca; non solo e non tanto di quella donna, quanto del Risorto che la chiama per nome, facendola uscire dalla tristezza del lutto. Il Maestro si lascia trovare, pur celato nel custode del giardino. Non è solo l’amato, l’oggetto dell’amore della Donna: è l’Amante, che si nasconde per farsi cercare, e soprattutto il Soggetto che ama. La provoca nel suo dolore, nell’assenza di quell’uomo che non può più possedere. La interroga sulle sue lacrime e sul suo desiderio. Non colma l’assenza, ma apre a una rinnovata Presenza.
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L’Amante non può essere trattenuto dal lutto della Maddalena: ecco perché non avrebbe potuto nemmeno essere trattenuto dall’ombra della morte. Così come non è stato intrappolato dal sepolcro, non può esserlo da alcun possesso umano. Attirata in questa nuova Luce, la Maddalena fa esperienza del Risorto. Tanto corporeo, eppure altrettanto intangibile e sfuggente. L’incontro più autentico non può essere trattenuto, perché è sempre apertura. Come l’Amore.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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