Forse perché questa settimana anche io mi ritirerò in un posto isolato e senza connessione – interromperò i commenti quotidiani – mi colpisce il «qui siamo in una zona deserta». Erémos. Con questa motivazione i Dodici chiedono a Gesù di lasciare la folla.
Troviamo quel verbo apoluó che si usa per sciogliere, liberare, rilasciare e perdonare, ma anche per divorziare e ripudiare. In quel deserto, e in quella giornata che inizia a declinare, i Dodici chiedono a Gesù di sciogliere la folla: vogliono lasciarla libera, o liberarsi di essa? La motivazione offerta pare comunque premurosa: far trovare loro alloggio (kataluó, letteralmente: sciogliere [bagagli e vestiti]) e provviste.
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Oltre al gioco di parole tra apoluó e kataluó, tornerei su quell’erémos, deserto, cioè luogo disabitato, solitario, isolato, in cui però si trova la meritata pace, nonché la presenza e il sostegno di Dio, per chi lo cerca e si affida a Lui solo.
Nessun deserto è davvero deserto, per chi lo sa abitare, per chi coglie i segni e la volontà del Signore che proprio in questa limitatezza ci interpella. Chiese vuote, pochezza umana, povertà educative, crisi economiche, catastrofi naturali, aridità di cuori, distruzioni e genocidi disumani: molti sono i deserti che ci circondano. Come li abitiamo? Come liberare l’umanità, anziché liberarci di essa proprio nella difficoltà?
Questo deserto è occasione per ascoltare oggi la voce del Signore: valutare bene, qualcosa c’è, non disprezziamolo. Partire da quel poco che la Provvidenza ci ha dato e, anziché contendercelo o delegare per una soluzione più sbrigativa, dare noi stessi da mangiare. Ce ne potrà essere per tutti, se saremo una presenza grata, responsabile, fragrante, davvero liberante.
Il pane spezzato che mangiamo non solo ce lo ricorda, ma ci rende proprio Corpus Domini. Diventiamo il Corpo di Cristo che assimiliamo, diventiamo Chiesa, diventiamo noi stessi presenza eucaristica, luoghi di ristoro, tabernacoli viventi nei deserti delle nostre città.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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