«Senza stancarsi mai». Nel caso della vedova che rompe talmente tanto al giudice fino a quando non riesce a ottenere giustizia, è lei che la dura e la vince. Ma se ci spostiamo dal giudice egoista al Signore paziente e generoso, siamo così sicuri che si stancherà prima Lui di noi?
Chi pretende di poter avere più flemma dell’Eterno? Dobbiamo prenderlo per sfinimento sommergendolo di litanie, suppliche e sbrodolamenti di invovazioni? No, probabilmente non è questo il modo corretto per leggere la parabola. Ma piuttosto: quanto credi in ciò che fai, in ciò che dici, in ciò che preghi?
Quanto ti metti in gioco sino in fondo? O alla prima difficoltà – al primo silenzio di Dio, alla prima aridità spirituale che sperimenta il tuo cuore – getti la spugna? Non ti preoccupare: se persino una vedova disprezzata, con la sua povera determinazione, riesce ad avere ciò che le spetta da un giudice menefreghista, perlomeno per sfinimento, sarà molto più semplice per chi si rivolge a un Padre buono e premuroso ottenere tutta la beatitudine promessa.
E ben presto, se perseveriamo nella relazione affettuosa con il Dio della fedeltà. Non impariamo chi è il Padre tanto con una analogia, insomma, quanto per contrasto con il giudice. «Voi che credete, abbiate pazienza e trattatevi con pazienza tra voi, siate saldi e temete Dio affinché possiate essere felici» (Q 3:200).
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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