Mitezza e umiltà di cuore sono le caratteristiche con cui si mostra Gesù. Proprio per la menzione del “cuore” leggiamo questo passo evangelico nella solennità odierna del Sacro Cuore. Non è un’occasione per lasciarsi andare a emozioni sdolcinate da bacini e cuoricini, né per scatenare morbosità pulp/splatter.
Il cuore non va vivisezionato: è ciò che sottostà a tutte le decisioni della persona. Mite e umile di cuore significa allora che la mitezza e l’umiltà non sono casuali, bensì una scelta desiderata, voluta, deliberata. Non è affatto rassegnazione, ma decisione di ricevere e riceversi tutto dal Padre e nella relazione senza pretese con le sorelle e con i fratelli. Lo fa ponendosi sotto, costruendo nuovi rapporti, boicottando l’arroganza con la scelta profetica di essere non solamente tra gli ultimi, ma proprio ultimo lui stesso, scarto tra gli scarti.
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Per questo ci capisce e per questo lo si può capire, quando si compie la medesima scelta. Dal punto di vista degli oppressi si ascolta meglio la speciale predilezione di Dio che si è sbilanciato a favore di chi è oppresso dalle gerarchie dei potenti, delle “eccellenze” e dei “competenti”. Alla scuola di Gesù si sceglie proprio di non “competere” sul piano dell’arroganza o delle tecniche per scalare le vette del successo mondano; se si eccelle, lo si fa sempre nel servizio – potentissimo – per chi sta sotto.
Gesù per questo invita a fare altrettanto: a stare sotto come il cuore sta sotto alla nostra pelle, a sollevare gli altri, a supportare convintamente la dignità delle persone che cercano ristoro. Gesù si fa trovare sempre in basso, con il suo cuore, concretamente indistinguibile dal nostro: come il suo, anche il nostro può essere riplasmato mite e umile, come quello di Dio che, uomo in mezzo a noi, ci sostiene di nascosto, senza esibizionismi o prepotenze.
Commento a cura di:

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
