Sulla barca della Chiesa un pane c’era. Ma i discepoli discutevano perché non avevano pane. Diversamente dal dialogo, le discussioni sono senza senso perché non pongono la vita, il pane, la verità al centro. Eppure c’era un pane. Uno solo. O meglio: un unico pane. Lo vedevano, ma non capivano. Pensavano piuttosto a quel che non avevano.
Nasceranno poi in seno alla Chiesa intramontabili discussioni tra zuinglisti, luterani, calvinisti, hussiti e papisti… Proprio su quel Pane, proprio perché avevamo messo al centro e imposto la nostra prospettiva, incapaci di cogliere la bontà di quella altrui, schiacciata dalla nostra autoreferenzialità espansa fuori misura. Perché anziché essere noi il lievito nella società, abbiamo preferito nutrirci di altri lieviti: il lievito farisaico del dovere e il lievito erodiano del potere. Muffe che ci rendono avariati.
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Il Pane di vita però è un altro: è libertà. Allora Gesù prova a darci un aiutino. Prova a farci entrare per la via della memoria, del ricordo, del passato che si fa presente. Fate questo, in memoria. Ricordate quando due volte moltiplicai i pani? Con quale lievito? Ecco: il lievito è la memoria, fate questo. Entrate nella realtà, in quell’unico Pane. Non nei pani che non avete, bensì entrate in tutto ciò che di gustoso avete ricevuto e ora è con voi, in voi e tra voi. Nella condivisione fraterna si moltiplica.
Avete visto il segno, potete viverlo. Siate segno.
Commento a cura di:

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.
