Per sgombrare un equivoco, Gesù – ma anche poi l’apostolo Paolo – non ha mai invitato a violare la Torah. Gesù non rifiutava la Legge, anzi, non l’ha mai contestata, e neppure – a ben vedere – le “tradizioni dei padri” in sé, tanto care al gruppo scrupoloso dei farisei, che le voleva onestamente seguire con invidiabile trasparenza.
Piuttosto, Gesù si contrappone a chi fa di tali tradizioni un segno di superiorità morale, un ideale di perfezionismo da imporre a tutti i veri credenti, oppure un pretesto per marcare la propria identità in contrapposizione agli altri, per sminuirli o persino farli sentire in peccato.
E, soprattutto, a chi ne fa una scusa per aggirare il senso profondo della Legge. Gesù ristabilisce quindi la corretta gerarchia tra il fondamento della Legge e le molte tradizioni religiose che, per quanto rispettabili, devono restargli subordinate.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
Canale Telegram
