Paolo de Martino – Commento al Vangelo del 3 Settembre 2023

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E’ tempo di scelte.

Gesù ha parecchi nemici, più volte hanno tentato di ucciderlo, sta scomodo a un sacco di persone che sarebbero ben contente di toglierselo dai piedi, attira invidie e gelosie. Per molto tempo Gesù ha evitato, per quanto possibile, ogni tipo di “grana”: se ne stava lontano da Gerusalemme e per quanto poteva cercava di evitare un inasprimento del conflitto con le autorità. Ma a un certo punto della sua vita, cambia direzione e progetto (la cosa è molto evidente nei vangeli). A un certo punto Gesù va a sfidare i suoi nemici, va là dove risiede il potere, va nella tana del nemico: Gesù va a Gerusalemme.

Gerusalemme era il centro politico e religioso. La Galilea e i luoghi di predicazione di Gesù erano al margine, tutto sommato, delle questioni politiche del tempo. Un profeta a Nazareth poteva infastidire ma non entrava nelle grandi logiche politiche del tempo, non era un problema. Gerusalemme, invece, era il centro.

Onnipotente
Davanti all’incomprensione di Pietro («Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai»), Gesù mostra ciò che significa essere il Cristo: donarsi fino alla fine! Noi e Pietro allora ci chiediamo: ma come? E il Dio onnipotente che può tutto? Ai discepoli di ieri e di oggi, un Dio debole, sofferente e mortale, proprio non va giù. Amico lettore, Dio è Amore per cui è onnipotente solo nell’amore! Sarà sulla croce che mostrerà la sua onnipotenza. Pietro (e tu che leggi) sei disposto ad amarlo fino a stare male?

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Satana
Pietro resta sconcertato. D’altra parte, chi di noi non si è mai chiesto: perché bisogna soffrire, morire e poi risorgere? Perché non puntare subito sulla resurrezione, se questo doveva essere l’esito? Perché sulle nostre pareti non appendiamo Gesù risorto invece di Gesù sulla croce?

Secondo le attese di tutti, il Messia, avrebbe debellato i nemici e preso in mano il potere. Tutti si attendevano che il Messia avrebbe eseguito il giudizio di Dio, portando la punizione dei malvagi e la premiazione dei buoni. Non sono forse queste le nostre attese? Certo, arriverà davvero la giustizia di Dio, ma sarà misericordia per tutti perché il Dio di Gesù Cristo non è giusto, è “sovra giusto”, e in Dio la sovra giustizia si chiama misericordia.

Ecco allora che Pietro esprime apertamente il suo dissenso: «Lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo». Il verbo “rimproverare” è lo stesso che viene attributo a Gesù quando caccia i demoni “sgridandoli”. Insomma, un po’ troppo audace il futuro capo della Chiesa!
Pietro vive qui il momento della presunzione. Rimprovera Dio. E’ così sicuro da illuminare Gesù sul futuro che lo attende, gli dà dei suggerimenti su come dovrebbe comportarsi per essere veramente il Cristo. Amico lettore, non è questo, spesso, l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera? Un ricordare a Dio come si deve comportare da Dio? In fondo suggeriamo a Dio cosa deve fare…

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Pietro gli propone di imporsi, di eliminare la croce, la sofferenza ma Gesù lascia uscire dalle sue labbra un rimprovero che non aveva mai rivolto a nessuno, neppure al peggiore dei peccatori: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Il cosiddetto “primo Papa” riceve il peggiore degli appellativi. Pietro si sente dire: “Va dietro a me da buon discepolo, seguimi, non pretendere di indicarmi una via diversa da quella di Dio”.

Satana è quella mentalità che pensa che vi possano essere altre strade al di fuori della logica dell’amore. Nel deserto satana insinuò in Gesù la possibilità di vivere il suo essere Messia, nella logica del potere, del possesso. Deve stare dietro il discepolo, e seguire. Ognuno al suo posto! La morte di Gesù non sarà un incidente di percorso, ma una scelta! Pietro ha dato voce a quel pensiero demoniaco che alberga nel cuore di tutti quelli che ancora non hanno conosciuto il signore della croce. Molti cristiani ancora oggi pensano che la battaglia di satana contro l’uomo si concentri soprattutto a livello morale. Invece la battaglia dove si concentra maggiormente la sua azione, è cercare di mantenere in piedi nella nostra mente una falsa immagine di un Dio, un Dio potente cui dare lezioni e dirgli cosa deve o non deve fare!
Povero Pietro, ci sarà rimasto male? Chissà, ma tra persone che si amano, funziona così, bisogna avere il coraggio di dirsi la verità, anche se fa male.

Gesù ora è pronto! Porterà i tre apostoli più riottosi (Pietro, Giacomo e Giovanni) sul monte per la trasfigurazione, anticipazione della sua futura risurrezione.

Mostrare
Gesù «cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti, venire ucciso…». Sarebbe meglio tradurre cominciò a “mostrare”, più che “insegnare”. Il Figlio dell’uomo mostra che l’Amore deve andare fino in fondo perché l’Amore funziona così. Non si ferma mai prima, non sarebbe amore! Chi ama, va fino alla fine. Pietro in fondo stava chiedendo a Dio, che è amore, di non essere Dio.

Anche per Pietro è stato difficile accettare Gesù per quello che era. Lui non era quello che loro volevano. Lo volevano forte, potente, solo che Lui non era così. Amico lettore, l’amore non pone condizioni. Non dice: “Io ti amo a patto che tu sia bravo!”. L’amore dice: “Io ti amo così come sei, non ti voglio cambiare”. L’amore ci lascia essere ciò che siamo. Chi ti vuol cambiare sta amando se stesso. Dio non ci vuole cambiare, a Lui stiamo bene così e Pietro faticherà tutta la vita a capirlo.

Croci
Le parole di Gesù sono molto dure, ma dettate dal suo amore per noi. Gesù invita tutti in primo luogo a rinnegare se stessi, a rinunciare a quella parte di noi che vuol trovare in noi stessi le ragioni per vivere; a non avere l’angoscia di dover salvare la vita da soli. Rinnegare se stessi, è mettersi nelle mani di chi è più forte della morte.

Gesù invita tutti a prendere la propria croce, che era il supplizio riservato agli schiavi. La croce era uno strazio tremendo, era lo strumento di tortura per la feccia della società, l’unica morte che, nella Bibbia, era considerata riservata ai maledetti da Dio. Il termine richiama il palo orizzontale, perché normalmente il palo verticale rimaneva conficcato nel luogo dell’esecuzione e quando la persona era condannata a questa pena, la stessa persona doveva sollevare da terra la trave trasversale e mettersela sulle spalle e avviarsi al luogo del supplizio.

La croce è sempre presa, mai data. Amico lettore, la croce non è data da Dio e non va cercata. Nei vangeli non appare mai un Dio che dà la croce e la croce non deve essere accettata, ma volontariamente presa. Prendere la croce significava essere considerati, dalla società un rifiuto. Se non accettiamo di perdere la nostra reputazione non pensiamo di seguirlo, perché se siamo condizionati da ciò che pensano gli altri, dal giudizio degli altri, non saremo mai persone libere. Gesù ha bisogno di persone completamente libere. Significa riconoscere la propria imperfezione e la propria impotenza facendola diventare occasione di dialogo con Dio.

La bella notizia di questa domenica? La croce è l’impensabile di Dio. Solo allora i discepoli capiranno chi è Gesù: amore disarmato e per questo vincente.

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