Paolo Curtaz – Commento al Vangelo di domenica 27 Agosto 2023

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In Dio siamo

รˆ lโ€™ora.

Ora di prendere in mano la nostra vita. Ora di metterci allo specchio. Ora di lasciarci guardare. Non dallo sguardo impietoso e giudicante degli altri, ma da quello sincero e amabile di Dio.

Ora di chiederci chi siamo veramente.

Non chi pensiamo di essere o come gli altri ci vedono.

Ma come siamo sul serio, senza esaltarci e senza abbatterci.

E, in questo frangente le altre persone che amano ci aiutano, si svelano a noi stessi.

Non quelle che si avvicinano a noi e ci identificano in un ruolo. 

Non quelle che, drogate di invidia o di malizia, vedono sempre e solo il male negli altri.

Ma, piuttosto, quelle che frequentiamo, che amiamo, che ci amano. E che, spesso, si fanno unโ€™idea di noi piรน convincente e precisa di quanto noi stessi riusciamo a fare.

Cosรฌ รจ accaduto anche per Gesรน, che si scopre Cristo.

E per Simone, che si scopre roccia.

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Cesarea di Filippo

Rieccola, questa pagina cosรฌ densa, caustica, vera, stordente.

Sono passati due anni da quando il Maestro li ha radunati sulle rive del lago. Lo hanno seguito, accolto, ascoltato, interrogato.

Ora Gesรน chiede loro di scoprire le carte.

Di dire cosa pensano veramente di lui.

Di non giocare a fare i devoti, ma di aprire il proprio cuore alla veritร .

Per passare dal si dice al ti dico.

E lo chiede anche a noi.

A proposito di Gesรน

Non รจ sorprendente? Non รจ incredibile che si parli ancora di un ebreo marginale vissuto duemila anni fa? Che milioni di uomini e donne, ogni settimana, si radunino (piรน o meno, sempre meno) per ascoltare le sue parole? E che altri, addirittura, giungano a morire nel suo nome?

Diamo per scontato che Gesรน faccia parte del nostro orizzonte. Che ci sia. Che esista il cristianesimo. Che faccia parte del paesaggio immutabile delle cose.

Ma non รจ cosรฌ. Non รจ detto che la sua presenza permanga per sempre.

Cosa dice la gente di me? chiede il Signore.

Ancora si parla di Gesรน, nonostante tutto.

Si spettegola.

E ciรฒ che si dice di lui, a grandi linee, รจ ciรฒ che riportano gli apostoli.

รˆ un grande uomo, un profeta, un innovatore, un idealistaโ€ฆ

Salvo rare eccezioni di Gesรน ci si ostina a parlare bene, a difenderlo.

Ad amarlo. Anche chi non si professa suo discepolo.

Per la sua vita, la sua coerenza, la sua forza interiore, la sua spiritualitร .

Poi, certo, i cristiani sono un altro paio di maniche. Scucite.

Oltre

Siamo cristiani, presumo. O vorremmo esserlo. O siamo cercatori di Dio.

Comunque sia, frequentiamo quel rabbรฌ. Lo ascoltiamo. Lo seguiamo.

E, ad un certo punto, se abbiamo il coraggio di lasciarci interrogare, proprio il Signore ci chiede di cambiare livello, di osare, di metterci in gioco.

Non importa cosa gli altri dicono di lui.

A lui importa cosa ne penso io. Proprio io.

Possiamo vivere tutta la vita frequentando messe e sgranando rosari. Senza mai lasciarci scuotere, smuovere, interrogare.

Perchรฉ altro รจ dire di essere credenti, altro credere.

Altro argomentare di donne e di uomini, di affetti e conquiste. Altro innamorarsi.

Chi รจ per me Gesรน? Oggi, ora. Qui.

State attenti a non rispondere in fretta. Regalatevi dieci minuti seri.

Fatevi raggiungere.

Cortesie

ยซChi sono io, per te?ยป.

Simone il pescatore osa, si schiera. 

Gesรน รจ uomo pieno di fascino e di mistero.

Di piรน. รˆ un profeta.

Di piรน. รˆ il Messia.

Facile dirlo, per noi, che sappiamo come รจ andata a finire la storia. Ma per chi stava lรฌ con lui, con il falegname di Nazareth, รจ unโ€™affermazione sconcertante. Gesรน non era un uomo di cultura, e neppure religioso. E non era neanche tanto devoto, permettendosi di interpretare liberamente la Legge (riportandola allโ€™essenziale, in veritร ).

Per Simone, dire che Gesรน รจ il Cristo รจ un salto mortale.

E Gesรน gli restituisce il favore.

Simone dice a Gesรน: โ€œTu sei il Cristoโ€, che significa: โ€œTu sei il Messia che aspettavamoโ€, una professione di fede bella e buona e, decisamente, ardita. 

Pietro, riconoscendo nel falegname lโ€™inviato di Dio, fa un salto di qualitร  determinante nella sua storia, un riconoscimento che gli cambierร  la vita. 

Gesรน gli risponde: โ€œTu sei Pietroโ€. 

Simone non sa di essere Pietro. Sa di essere cocciuto e irruente. Ma, riconoscendo in Gesรน il Cristo, scopre il suo nuovo volto, una dimensione a lui sconosciuta, che lo porterร  a garantire la saldezza della fede dei suoi fratelli. 

Pietro rivela che Gesรน รจ il Cristo, Gesรน rivela a Simone che egli รจ Pietro.  Scambio di cortesie.

Quando ci avviciniamo al mistero di Dio, scopriamo il nostro volto; quando ci accostiamo alla Veritร  di Dio riceviamo in contraccambio la veritร  su noi stessi. 

Confessare lโ€™identitร  di Cristo ci restituisce la nostra profonda identitร 

Il Dio di Gesรน non รจ un concorrente alla mia umanitร . 

Se volete scoprire chi siete veramente, specchiatevi nello sguardo di Dio.

Uno sguardo amabile, amorevole, amante.

E se fosse questa la chiave di svolta della nostra vita?

Smetterla di inseguire i nostri sogni, di fuggire dai nostri incubi, per scoprire che in Dio, siamo?

Stranezze

Marco, evangelista discepolo di Pietro, non parla della famosa frase sullโ€™incarico affidato a Pietro.

Matteo sรฌ. E anche Luca che, pure, รจ discepolo del โ€œconcorrenteโ€ Paolo. E pure i discepoli di Giovanni che aggiungono un capitolo al vangelo per rimarcare lโ€™importanza di Pietro.

Che ha un compito: essere segno di unitร  della Chiesa multiforme. E custodire il deposito della fede. Questo deve fare un Papa, non piacermi o dispiacermi. Garantire che quanto vi sto scrivendo ha a che fare con la fede dei primi discepoli.

Siamo chiamati a spalancare, ad aprire i cuori alla veritร  di Dio, a condurre i cercatori alla pienezza. Non siamo la dogana di Dio ma le guide verso la luce che abbiamo ricevuto. 

Cosรฌ scopriamo chi siamo: dei portatori di gioia.

Perchรฉ amati, amanti.

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