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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 Settembre 2025

Vangelo del giorno di Lc 6,12-19

Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

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Parola del Signore.

Luca è l’unico che aggiunge questo particolare, e non di poco conto: prima di scegliere il gruppo dei dodici Gesù ha passato l’intera notte a pregare. Un gruppo che avrebbe dovuto seguirlo più da vicino, essere istruito, aiutarlo, preparagli la strada dell’annuncio.

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Gli evangelisti non sono concordi sulla lista dei nomi, quello che conta è che siano dodici, richiamando le tribù di Israele, come ad indicare un nuovo Israele. Ma il dettaglio della preghiera, piuttosto caratteristico in Luca che spesso racconta l’atteggiamento orante di Cristo prima delle decisioni più importanti, ci sbalordisce.

Ma come, dopo un’intera notte di preghiera Gesù sceglie quei dodici? Leggete bene: alcuni di loro li conosciamo. Sono persone diverse per cultura e temperamento, alcuni del tutto impreparati, altri abituati più al lavoro manuale che alla predicazione… Gesù mette insieme pescatori con pubblicani, atei con credenti zelanti, progressisti con conservatori.

E tutti, da subito, mostreranno il loro evidente limite, la loro fatica, il loro peccato. Delle due l’una: o Gesù ha fatto cilecca con la sua preghiera o noi dobbiamo rivedere la nostra irreale idea di Chiesa.

Chiesa che è la compagnia dei perdonati, non dei perfetti, dei figli, non dei giusti, peccatori perdonati capaci di accogliere perché peccatori perdonati. Mi piace questa cosa: prima di prendere una decisione il Maestro prega intensamente, si affida al Padre, mette la sua volontà al centro della propria ricerca.

Ora lo segue, il gruppo dei Dodici, raggiunge la folla disperata che lo cerca per un miracolo, una guarigione, una Parola che dia forza. La folla sa e noi sappiamo che da Gesù esce una forza che risana il cuore, l’anima e, a volte, anche il corpo.

Sì, il Signore è la nostra forza, colui che ci guarisce nel profondo, rende sensata la nostra vita, ristora la nostra fatica, condivide il nostro dolore. E lo fa in una comunità, scassata, inadeguata, ma scelta da lui per fare esperienza della sua tenerezza infinita.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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