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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 luglio 2026

Vangelo del giorno di Mt 10,7-15

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

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Parola del Signore.

Eccole, le istruzioni, semplici, lineari, inequivocabili.

Quelle che il Signore stesso ci consegna, quelle che stanno a fondamento di ogni iniziativa, di ogni progetto, di ogni percorso della Chiesa lungo i secoli. Le istruzioni che, se prese sul serio, hanno fatto i santi, hanno costruito le comunità, hanno acceso i cuori, hanno trasformato le persone.

Siamo anzitutto chiamati a rivolgerci alle pecore perdute della casa di Israele, cioè alle nostre comunità, le prime a dover essere continuamente:

  • evangelizzate,
  • incontrate,
  • convertite,

a partire da noi stessi, a partire da me.

L’annuncio avviene strada facendo, non prevede di fermarsi, di arroccarsi, di abbandonare il desiderio di camminare, di viaggiare, di andare. E siamo chiamati a predicare, ricordando a tutti che è Dio ad essersi avvicinato, che è lui all’origine della nostra fede, noi cerchiamo colui che ci cerca, che desidera rimanere con noi, che crea alleanza, amicizia, relazione.

Dio ti è vicino, accorgitene! E cosa siamo chiamati a fare? A:

  • guarire,
  • purificare,
  • sanare,
  • cacciare le ombre e il male.

Senza contare troppo sugli strumenti, sui mezzi, senza credere di poter cambiare i cuori con effetti speciali. Quante volte, lungo i secoli, le strutture sono diventate un ostacolo, un peso!

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Nate con ottime intenzioni, esaurita la spinta iniziale, hanno finito col diventare problemi irrisolvibili, opere senza vita, senza ideale. Le strutture servono solo fino a quando portano l’annuncio, senza preoccuparci troppo.

Entrando nelle città siamo chiamati a informarci, ad avvicinare le persone disponibili ad accoglierci, portando la pace. Ed è previsto, lo dice il Signore!, che qualcuno non accolga, non ascolti, rifiuti l’annuncio, allora si procede, senza paura, lasciando il passato alle spalle.

Sono semplici e destabilizzanti indicazioni per misurare le nostre pastorali, le nostre proposte che, almeno un poco, dovrebbero riflettere quanto ci chiede il Signore, senza vivere ossessionati dai risultati

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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