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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 Luglio 2025

Vangelo di Matteo – Mt 10,1-7

Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele.

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

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Parola del Signore.

Gesù vede le folle sperdute e sfinite, come pecore senza pastore e ne prova compassione, come dicevamo ieri. Davanti a questa pagina abbiamo un sussulto interiore di emozione e di gioia.
Ecco: Dio vede, ora interviene. Macché. Vede le folle senza pastore e… inventa la Chiesa!

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Chiede a noi di farci carico delle pecore, di annunciare la compassione dono di Dio, di prolungare la sua azione di misericordia verso i poveri e gli esclusi. Chiede a me, guaritore ferito, muto che ha recuperato la parola, di consolare gli afflitti.

Siamo noi il volto compassionevole di Dio verso le persone che incontreremo oggi, soprattutto verso coloro che ci piacciono decisamente meno. Il Vangelo ci propone una logica imbarazzante: il mondo si salva solo se è amato, e Dio lo ama attraverso di me.

Diventiamo capaci di scacciare i demoni, le paure e le ombre, i peccati e gli errori, non perché migliori ma perché inviati. Siamo compassionevoli perché noi per primi abbiamo sperimentato la compassione.

Riaccendere in noi la presenza di Cristo significa anche donarlo a chi incontriamo! Gesù inventa la Chiesa: sono dodici, come le tribù di Israele, come i mesi durante l’anno, a indicare una pienezza, perché tutto il mondo vi è rappresentato, che siamo già tutti presenti.

L’elenco, comunque, riserva più di una sorpresa: Gesù mette insieme persone molto diverse, ai limiti dell’incompatibilità assoluta. Intellettuali con pescatori, riformisti con conservatori, santi con pubblici peccatori.

Perché la Chiesa è così: molteplice e diversa, fatta di persone singole, non da una massa informe, da pensiero unico. E la Chiesa è bella e resta tale proprio perché diversa, proprio perché fatta da tante sensibilità che, invece di litigare, si arricchiscono.

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Perché ciò che tiene unite tante diversità è una comune esperienza: quella di avere conosciuto e creduto nel Dio di Gesù, di essere diventati discepoli, di essersi scoperti amati e chiamati.
Eccola, la lista, che ci riempie il cuore di speranza.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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